Bolero

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Il suo nome era Manuel Careddu, aveva 18 anni, viveva a Macomer, in provincia di Nuoro. Chiedeva il pagamento di alcuni spinelli a una ragazza di 17 anni. Secondo gli inquirenti, lei e i suoi amici lo avrebbero attirato in una trappola e ammazzato a colpi di pala e piccone. Il suo corpo sarebbe stato fatto a pezzi con una motosega prima di essere sotterrato in una buca scavata in campagna.
Oltre alla ragazza, sono finiti in manette un altro diciassettenne, Cristian Fodde e Matteo Satta, di 20 anni, e Riccardo Carta, 19 anni.
Il Corriere della Sera riporta la trascrizione di alcune intercettazioni. «Dovevi vedere per credere? Io me la rido perché non me ne frega un c… eh vabbè. Non me ne devi dare soldi perché… è difficile che lo dici». Ride Christian Fodde, uno dei cinque giovani assassini di Manuel Careddu, intercettato mentre commenta con la sua complice 17enne l’orrendo omicidio appena compiuto. La coppia viene captata mentre parla anche di un loro amico «che sa». «Lo uccidiamo?», chiede la ragazzina; «Mi devo sporcare per un essere… arrivederci», risponde lui. E il giorno dopo con un amico: «Non è un gioco, quello di ammazzare va bene… è il dopo».
La mamma di Manuel aveva messo gli investigatori sulla pista giusta. E loro, sempre in una intercettazione, reagiscono con queste parole: «Spariamo alla madre, la prossima volta che mi va a denunciare le stampo un proiettile in testa»
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Oggi, 16 ottobre, l’Organizzazione delle Nazioni Unite celebra la giornata mondiale dell’alimentazione.
Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della fame nel mondo, migliorare l’attenzione verso gli sprechi, rafforzare la solidarietà nei confronti di quelle aree del pianeta dove si muore per malnutrizione o per la povertà.
Noi non lo sappiamo, nel senso che non ne abbiamo coscienza, ma mentre poco lontano da noi ci sono bambini che muoiono di fame, ogni anno in Italia ben 2,2 milioni di tonnellate di cibo finiscono nella pattumiera, per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro. Gli alimenti più sprecati sono le verdure, latte, latticini, frutta.
Siamo la generazione che non ha conosciuto gli stenti e la fame, abbiamo avuto troppo, ci siamo abituati male al punto da trasformare il cibo da fonte primaria di sostentamento a una sorta di catino dove sfoghiamo le nostre frustrazioni, tristezze, ansie.
Vi voglio raccontare tre piccole storie. La prima è quella di un americano, Don Gorske, agente penitenziario in pensione di 64 anni, che a maggio di quest’anno è entrato in un Mcdonald’s e ha festeggiato il record di 30 mila Big Mac mangiati in 46 anni di vita. Dopo aver assaggiato il primo, nel 1972, bene aveva mangiati 265 nei 30 giorni successivi, una media di 8,5 al giorno. Poi si è dato una calmata e si è attestato sulla media di 1,7 al giorno.
La seconda storia è quella dell’attrice messicana Salma Hayek, che in visita in un ospedale della Sierra Leone, ha incrociato una donna che non riusciva ad allattare al seno il suo neonato. Hayek, che era ancora nella fase dell’allattamento della sua bambina, non ci ha pensato due volte: si è sbottonata la camicia e ha offerto il suo seno al piccolo.
La terza è ultima storia riguarda il per sempre rimpianto Umberto Veronesi. Lo scienziato italiano, una volta a settimana, praticava un giorno di digiuno totale, sottolineando il suo rispetto verso chi muore per fame, come momento di non accettazione di tutte le conseguenze negative della sovralimentazione.
Buona giornata mondiale dell’alimentazione a tutti.
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Addio Vinci, riposa in pace amica mia, ti porterò sempre nel cuore 😭😘. ... Leggi tuttoChiudi

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Ecco, in 10 punti, perché Bossetti è stato condannato. E perché la sentenza è sacrosanta.

Il dna sulle mutandine di Yara è la firma dell’assassino. Perché la traccia è mista (liquido dello sconosciuto che si fonde con liquido di Yara) e perché viene lasciata nel momento dell’aggressione.

Nell’analisi di laboratorio sulla traccia, per arrivare all’individuazione del profilo genetico, non esiste il rischio di contaminazione. Questa è una certezza, perché il profilo di Massimo Bossetti non è mai stato rilevato, non esiste da nessuna parte, è sconosciuto. Tanto è vero che alla fine quel profilo verrà chiamato Ignoto Uno, e si andrà alla ricerca del suo “proprietario” per anni. Nessuna possibilità di contaminazione, dunque, e per la stessa ragione, nessun rischio di indagine genetica indirizzata verso un obiettivo individuato in precedenza.

Il profilo genetico di Ignoto Uno appartiene a Massimo Bossetti. E questo, a dispetto delle dichiarazioni date in pasto alla stampa fuori dal tribunale, è pacifico. Lo hanno ammesso gli stessi consulenti della difesa in aula durante il processo di primo grado a Bergamo.

C’è la prova scientifica, quindi, ma anche la controprova. Se passando da un autista di autobus, Giuseppe Guerinoni, si arriva a Massimo Bossetti e gli si dice guarda che non sei figlio di tuo padre ma di uno sconosciuto, per accertare un eventuale errore basta che il padre che l’ha cresciuto si sottoponga al prelievo del dna. Papà Bossetti lo ha fatto, il risultato è stato confermato.

La prova scientifica dice anche che il proprietario di quel Dna chiamato Ignoto Uno, deve per forza essersi trovato nei pressi di una palestra di Brembate la sera del 26 novembre 2010. La persona identificata, quel giorno intorno alle 18, si sarebbe potuta trovare in qualsiasi parte del mondo o d’Italia e sconfessare inesorabilmente il risultato dell’indagine scientifica.

Guarda caso, la sera del 26 novembre 2010 Massimo Bossetti si aggira intorno alla palestra.

Guarda caso Massimo Bossetti, interrogato anni dopo, non ricorda cosa ha fatto quella precisa sera, ma ricorda benissimo che proprio quella sera ha incrociato Massimo Maggioni (che poi indicherà come probabile autore del delitto), ha provato a chiamarlo con il clacson perché il cellulare era scarico.

Guarda caso, la moglie di Marita Comi, nei giorni successivi alla scomparsa di Yara, gli chiede cosa abbia fatto quella sera, come emerge da una intercettazione ambientale. Testuale «Eri via quella sera, non mi ricordo a che ora sei venuto, e non mi ricordo neanche cosa hai fatto. Perché…Perché all’inizio mi ricordo che eravamo arrabbiati, quindi non te l’ho chiesto. È uscita dopo per la storia, così, della scomparsa. E non mi hai mai detto cosa hai fatto».
Domanda: Se Bossetti, quella sera, torna a casa alla solita ora, e fa le solite cose di tutti i santi giorni, per quale diavolo di motivo nei giorni e nei mesi successivi insisti, gli chiedi, ti viene il dubbio su cosa lui abbia fatto quella sera? Forse hai notato qualcosa di strano?


Guarda caso Massimo Bossetti, nel chiuso di casa sua, davanti a un computer, fa ricerche sessuali che sono compatibili con la figura del predatore che assale la tredicenne Yara Gambirasio. Tralasciando tutte le ricerche per le quali c’è stata battaglia tra i periti, ce n’è una che gli viene attribuita con certezza, quella del 29 maggio 2014 alle 9,55: «Ragazzine con vagina rasata».

Guarda caso, Massimo Bossetti, dal carcere scrive lettere a una donna che non conosce, e che potrebbe essere chiunque, nelle quali conferma l’interesse per «giovanette, minorenni e vergini, magari con la vagina rasata», e dimostra di non riuscire a trattenere queste pulsioni sessuali.

Il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio è tutto qui. Da anni sostengo che la forza probatoria di quel Dna è logica, non scientifica. Ma la difesa di Massimo Bossetti, sbagliando tutto, ha puntato sul bersaglio grosso ed è andata a schiantarsi.
Ci hanno provato, è andata male. Piuttosto che lanciare accuse, dovrebbero fare mea culpa.
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La serata di ieri mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Auguro a tutti un buon fine settimana.
#quartogrado
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Tra pochi minuti Quarto Grado con Francesca Carollo, buona serata su rete 4. ... Leggi tuttoChiudi

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Buongiorno a tutti. Sarà una lunga giornata, ho tante carte da leggere e telefonate da fare prima di Quarto Grado, questa sera come sempre su #rete4 . ... Leggi tuttoChiudi

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Il primo carabiniere è stato condannato, il secondo è stato rinviato a giudizio.
Comunque vada a finire il processo per lo stupro delle studentesse americane a Firenze, nessuno potrà mai cancellare la vergogna che si è consumata dentro l’aula della tribunale, con le due ragazze che si sono viste rivolgere domande come queste:

Indossavi le mutandine quella sera?

Hai lottato? Hai provato a respingerlo?

Trovi sexy il carabiniere che stai accusando di averti violentata?

Hai precedenti penali?

Hai già subito altri stupri?
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Ci siamo, domani la Corte di Cassazione scriverà forse l’ultima parola della giustizia sull’omicidio della piccola Yara Gambirasio.
Ho seguito la maggior parte delle udienze durante il processo di primo grado a Bergamo. Ho letto con attenzione la sentenza. Ho letto gli atti e le motivazioni della sentenza di secondo grado emessa dal tribunale di Brescia. Sarà su quelle carte che si formerà la convinzione dei giudici della corte Suprema, e su quelle carte prenderanno la loro decisione.
La mia posizione la conoscete, l’ho ribadita più volte negli anni, con trasparenza e onestà intellettuale: io penso che la forza probatoria del Dna che inchioda il muratore bergamasco non sia scientifica, ma logica. Motivo per il quale, nella scelta della strada da imboccare per contrastare l’accusa, non bisognava affidarsi a un genetista ma a un buon padre di famiglia. E seguire le sue indicazioni dettate dal buon senso.
I giudici della Cassazione leggeranno le carte e, a mio avviso, prenderanno atto della prova che si è formata in dibattimento, come prescrive il codice: Ignoto uno è l’assassino di Yara, Massimo Bossetti è ignoto uno. Francamente mi aspetto la conferma della sentenza di condanna, che a quel punto diventerà definitiva.
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Rosa e Olindo non hanno ammazzato nessuno. La loro unica colpa è l’ignoranza. Ribadisco, non avrò pace fino a quando non li vedrò fuori dal carcere. Non sono gli autori della strage di Erba, sono vittime di giustizia.
#stragedierba #rosaeolindo #giustizia
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Prima un’interrogazione parlamentare. Poi alcuni dettagliatissimi esposti. Che accusano la Ubi banca di avere acquistato uno yacht e un jet, e di averli ceduti a prezzi molto più bassi del loro effettivo valore. Così oggi tre procure indagano su una serie di operazioni e su un sospetto intreccio di nomi e di società. Ma anche la Banca d’Italia apre un’ispezione. Che accerta «comportamenti illegittimi», controlli lacunosi e «potenziali conflitti d’interesse»….

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