I segreti della Tabacco Connection

Un rapporto esplosivo. Che, per la prima volta, svela coperture (in banca) e connivenze (nelle istituzioni) su cui hanno potuto contare i boss del contrabbando. E che punta il dito su chi avrebbe dovuto vigilare ma non l’ ha fatto.

“La Philip Morris e la Reynolds curavano da Basilea l’ esportazione di tabacchilavorati attraverso tre società concessionarie. Questo circuito costituiva il canaledi rifornimento dei contrabbandieri del tabacco”. No, non stiamo parlando di unostralcio del ricorso contro i due colossi della produzione di sigarette presentato inquesti giorni dalla Commissione europea davanti ai giudici di New York. Del ruolodelle due multinazionali americane nel commercio delle bionde, infatti, si parlava giàun anno fa in un documento ufficiale dello Stato italiano: una relazione dellacommissione parlamentare Antimafia, all’ epoca presieduta dall’ attuale ministro delleFinanze Ottaviano Del Turco, che riprendendo i fili di varie inchieste degli anniOttanta rilanciava i sospetti sulle multinazionali. Un dettagliato rapporto sullasituazione malavitosa pugliese e sui suoi riscontri montenegrini e albanesi, datato 13luglio 1999 e inviato ai presidenti di Camera e Senato il 16 luglio. Ma rimasto pertutto questo tempo inspiegabilmente “segreto”. Per quali ragioni? Del Turco individua i fattori nella “sottovalutazione del problema, in una congiura del silenzio da parte delle istituzioni e dellamagistratura, e in collusioni tra inquirenti e organizzazioni malavitose”. Panorama hapotuto prendere visione del rapporto. Sono 53 pagine di notizie, inquadratestoricamente, che rappresentano l’ inedita faccia italiana dei grandi traffici con l’altra sponda dell’ Adriatico. E non si tratta semplicemente di sigarette, ma anche didroga, armi, prostituzione, immigrazione clandestina. Il rapporto da un lato conferma le inchieste condotte da Panorama sia in Montenegro (dal novembre ‘ 98), sia in Albania (dal gennaio ‘ 99); dall’ altro getta una luce sinistra sulle attività dellasacra corona unita, sui suoi guadagni iperbolici, sulla connivenza di certe banche maanche di alcuni settori di polizia, carabinieri e Guardia di finanza. Un mondo dicorruzione e di violenza che la magistratura ha cercato di controllare e dicontrastare, non sempre con successo. Nell’ affrontare gli aspetti internazionalidell’ attività mafiosa italiana, la relazione firmata da Del Turco usa alcuneprecauzioni di linguaggio. Parla di “alti responsabili” montenegrini e albanesi e nonfa i nomi di presidenti, di primi ministri, di capi della polizia.

Un affare da 2 mila miliardi La realtà emerge comunque con estrema chiarezza. Tanto da smentire una voltaper tutte, quella visione un po’  romantica del contrabbando con gli spalloni. Non èpiù così. Ciò che finalmente risulta anche da un atto ufficiale del Parlamentoitaliano è un fenomeno che porta con sé il traffico di armi, droghe, donne e bambini.Secondo Del Turco, “probabilmente il più grande aggregato criminale con cui l’ Europaha avuto a che fare negli ultimi 50 anni”. Gli effetti economici sono devastanti. Ognianno in Italia si importano illegalmente 10 mila tonnellate di sigarette. Il traffico frutta almeno 2 mila miliardi ai criminali, ne fa perdere oltre 4 mila allo Stato, dàlavoro a 26 mila persone. L’ impatto dei traffici illeciti sull’ economia brindisina èstato calcolato dall’ ex prefetto di Brindisi Giuseppe Mazzitello, nell’ ordine di 10miliardi di lire al giorno “con mare calmo”. Un enorme potere economico. La febbredelle bionde coinvolge anche le classi sociali benestanti che finanziano ilcontrabbando con un singolare meccanismo di investimento di “quote” per poipartecipare alla suddivisione degli utili. Mazzitello, si legge a pagina 23 delrapporto, racconta di “puntate, quasi si trattasse di scommesse ai cavalli.Finanziavano la corsa di uno scafo, se questo attraccava ricevevano un premio, serisultava disperso o affondava perdevano i soldi”.

Il ruolo delle banche L’investimento e il riciclaggio di una grande quantità di ricchezza avviene grazie al supporto di banche e imprese. La sola operazione Atlantide del 1995 ha portato alsequestro di 27 miliardi di lire in contanti riciclati attraverso tre imprese. In quel blitz è stato arrestato il “direttore di una filiale del Credito Emiliano, presentecon agenzie sia nel Brindisino che in Albania”. Le indagini successive hanno permessopoi l’ individuazione “di una serie di negoziazioni di certificati di deposito daparte di malavitosi in importanti istituti bancari di Brindisi come la filiale del Credito Italiano e del Monte dei Paschi di Siena”. In seguito è stata accertata l’esistenza di numerosi libretti e certificati al portatore di importi rilevanti emessidal Credit, dall’ agenzia brindisina della Banca Mediterranea e dalla filiale delMonte dei Paschi di Siena. Gli inquirenti parlano di “un quadro complessivo fortementecoeso” che aveva in Roberto Della Porta, responsabile della Banca Tamborino Sangiovanni (in seguito incorporata dal Credito Emiliano), “un riferimento continuo esicuro per i contrabbandieri”. Il tutto in “un contesto di assoluta carenza einefficacia dei meccanismi di controllo interno, se non addirittura per effetto dicoperture e collusione da parte degli organi direttivi e ispettivi della bancaTamborino Sangiovanni”. Sono state anche rinvenute tracce di rapporti tra Della Portae il direttore della Cassa rurale e artigiana di Ostuni (banca che per l’ ex questoreFrancesco Forleo rappresentava “lo snodo internazionale del traffico mentre dainormali controlli non risultava nulla di anomalo”) e con funzionari di altri istituti.Tante irregolarità nell’ operatività degli istituti di credito e, in particolare, delCredito Emiliano, le cui anomalie, secondo l’ Antimafia, “non erano risultate nell’ambito dell’ attività di vigilanza della Banca d’ Italia”. La conclusione degliinquirenti sentiti dalla commissione era che “nonostante la ripetitività dellecondotte e le evidenti anomalie nelle modalità di gestione delle operazioni suicertificati di deposito, l’ attività di riciclaggio è proseguita senza intralcio permolti anni”. La commissione punta poi il dito contro la mancanza di coordinamento trapolizia e Finanza. Si cita, in proposito, il numero di operazioni sospette segnalatedai due organismi: i numeri non corrispondono. E si legge a pagina 35 del rapporto:”L’ inconciliabilità dei dati evidenzia una significativa criticità del sistema contutte le conseguenze in tema di rapidità e qualità dell’ azione investigativa”. Nonsolo. A proposito delle banche coinvolte nel giro del contrabbando si sottolinea che,addirittura, in alcuni casi “non erano state avviate le procedure sanzionatorie”. Dipiù. Quando sono state applicate sanzioni nei confronti di banche hanno sfiorato ilridicolo: 1 milione di multa in tutto per tre istituti.

Il business con i Balcani Quella del contrabbando è un’ attività complessa che richiede l’ impiego di capitalisempre freschi e di esperti finanziari in grado di gestirli. Storicamente le dueprincipali major del tabacco, la Philip Morris e la Reynolds (finite ora nel mirinodella Ue), operavano da Basilea attraverso due organizzazioni: l’ Export One,attraverso la quale vendevano a settori come i duty free shop e le sedi diplomatiche o le compagnie aeree; e l’ Export Two, che servendosi di concessionari e predeterminaticanali commerciali, spediva i tabacchi in Montenegro e, almeno fino a qualche tempofa, in Albania. Indagini degli anni Ottanta hanno messo in evidenza che, attraversoExport Two, si inseriva il contrabbando. E, secondo il rapporto della commissioneAntimafia, lo stesso canale è stato anche utilizzato per veicolare droga e armi.Adesso, invece, nel business pugliese intervengono le mafie: quella turca, quellarussa e anche quella cinese, ma gli affari restano comunque saldamente in mano allasacra corona unita. Che, per evitare conflitti sanguinosi e pericolosesovrapposizioni, decide di dividere la costa pugliese in due settori. Il tratto che vadal Gargano a Brindisi città è quello interessato ai traffici provenienti dalMontenegro (sigarette, armi e stupefacenti); il tratto che da Brindisi va al Salentoviene utilizzato per l’ immigrazione clandestina, comprese le donne da avviare allaprostituzione e per l’ importazione di marijuana coltivata nel sud dell’ Albania.Questo settore geografico è controllato direttamente dalla mafia kosovara e albanesein collegamento con quella pugliese. Il business di questa zona è particolarmenterilevante. Basti pensare che le coltivazioni albanesi di marijuana, che ha un’altissima percentuale di principio attivo, producono tra 13 e 15 tonnellate di drogaall’ anno. Queste coltivazioni non sono mai state ispezionate dalle autorità albanesi.Afferma il rapporto di Del Turco: “Si deve dunque ritenere che, così come nel Montenegro in relazione al contrabbando di sigarette, in Albania non c’ è alcuninteresse politico a reprimere il traffico di stupefacenti”. Non è un caso, quindi, semercoledì 8 novembre lo stesso Del Turco ha chiesto al presidente del Consiglio dierogare gli aiuti per la ricostruzione nei Balcani solo se i paesi “farannodefinitivamente i conti” con la lotta al contrabbando.

Il buen retiro del Montenegro A partire dal ’94-95 i principali protagonisti della malavita organizzata pugliese sirifugiano in Montenegro, dove è impossibile perseguirli in quanto il paese, espulsodall’ Interpol, non ha alcun trattato di estradizione con l’ Italia: si tratta di 450persone. Afferma il rapporto dell’ Antimafia: “Come spesso accade nelle crisi diegemonia territoriale dovute all’ assenza dei capi (detenuti o latitanti) le secondefile iniziavano a muoversi in modo autonomo per rimpiazzare gli assenti”. In questiultimi tre anni solo 17 latitanti sono stati estradati in Italia. Il capo dellapolizia di Podgorica (la capitale del piccolo stato) ha detto recentemente aimagistrati italiani. “E’ difficile individuarli”. Perché?, gli è stato chiesto. Larisposta, disarmante, è stata: “Non hanno documenti”.

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