Come ti frodo il Fisco – Tutti i trucchi usati dgli italiani per non pagare le tasse

Le operazioni con i paesi off-shore, certo. Ma anche le fatture false, i castellisocietari, i leasing. Fino ai sofisticati marchingegni sulle televendite e gli spacciaziendali. Dossier, con dieci casi esemplari, sulle scappatoie usate dai contribuentiper non mettere mano al portafoglio. Svelate per la prima volta dai protagonisti dellagrande caccia agli evasori.

Via, ammettiamolo: non deve essere facile trovarsi lì, in prima linea, negli uffici dipiazza Mastai, a Roma, dove siedono Ottaviano Del Turco e gli uomini del ministerodelle Finanze. Si sa, sono i più odiati dagli italiani. I quali, a dire la verità,hanno le loro buone ragioni per essere imbufaliti: la pressione fiscale, intorno al 43per cento, con punte che sfiorano il 70 per le medie imprese del Nord-Est, continua aessere altissima, a dispetto delle buone intenzioni del governo. I balzi e i balzellisi rincorrono, compilare anche solo il famigerato Modello unico delle tasse è un’avventura “no-limits”, le Fiamme gialle sono sempre in agguato. Senza contare ilrischio di ricevere una bella “cartella pazza” con una cifra esorbitante da sborsare. Dura, in questo scenario, riconquistare la fiducia deicittadini. Però… Però, c’ è un però. Di fronte all’ improbo compito di risanare iconti pubblici che per anni è stato l’ imperativo categorico del Paese. E davanti allapiaga dell’ evasione, che ha sottratto risorse e costretto gli onesti a pagare pureper i disonesti, che cosa avrebbero potuto mai fare gli inquilini delle Finanze se nonspremere i contribuenti da una parte e mettere a punto una rigidissima macchina antiimbroglio dall’ altra? Già, la lotta all’ evasione. Le stime impazzano. Il Secit, ilservizio degli ispettori tributari, si è fermato a 70 mila miliardi, unicamente per lesocietà di capitali. Confindustria e sindacati, guardando al fenomeno nella suatotalità, raddoppiano o triplicano questa cifra. Che diventerebbe pertanto spaventosa,su un gettito intorno ai 600 mila miliardi fra imposte dirette e indirette. Moltipassi avanti sono stati compiuti. Ma lo stesso Del Turco, pur annunciando di volereriporre nel cassetto la vecchia concezione del fisco poliziotto (intervista a pagina40), non ha intenzione di abbassare la guardia. Con lui, l’ intera amministrazionefinanziaria. La riprova? Il rapporto che circola ai piani alti dell’ agenzia delleEntrate, la struttura che da gennaio ha preso il posto della direzione generale delleEntrate. Vi sono riportate, con tanto di esempi di accertamenti realmente effettuati(ma omettendo i nomi dei soggetti coinvolti), le diverse tipologie di evasione. Inpratica, i meccanismi adottati dagli italiani per non pagare le tasse. A volte sitratta di sistemi per incunearsi nelle pieghe di una legislazione che rimane estremamente farraginosa. Altre, di autentici marchingegni che denotano straordinaria fantasia. In tutti i casi, comunque, sono comportamenti fraudolenti. Panorama èentrato in possesso di questo documento. Ne emerge una mappa delle furberie salvaportafoglio.

TUTTE LE STRADE PORTANO IN PARADISO
Una lotta impari, quella controi cosiddetti paradisi fiscali. Difficile, quasi impossibile, per le nostre autorità,mettere il naso dentro le misteriose transazioni condotte dalle imprese italiane versoi paesi off-shore, magari utilizzando filiali o teste di ponte create ad hoc. Vialibera, dunque, al riciclaggio di denaro sporco, alla costituzione di fondi pertraffici loschi, dalle armi alla droga, o, perché no, all’ apertura di contirigorosamente “coperti” da destinare a tangenti. Certo, queste sono pratichecriminali. Ma Cayman, Antigua e molti altri stati caraibici (e pure europei) possonoessere al centro di operazioni assai più semplici e destinate a un unico, banalescopo: aggirare il fisco. E’ il primo capitolo del documento del ministero delleFinanze, che mette a fuoco un fenomeno evidentemente molto frequente. Si creanosocietà “in paradiso”, operanti a ogni effetto come soggetti autonomi, con le quali siintrattengono finti rapporti d’ affari, scambi e relazioni commerciali. Veroobiettivo: “arrangiare” i bilanci della casa madre italiana. Un esempio: nell’ ambitodi una verifica condotta in una media impresa del Nord, gli uomini dell’amministrazione finanziaria hanno scoperto una documentazione riguardante consulenze estudi di mercato commissionati a una controllata residente proprio in un paese offshore. Prestazioni in realtà mai effettuate ma puntualmente registrate nei libricontabili. Venivano così gonfiati i costi di esercizio e nel contempo si abbatteva ilreddito imponibile, con la conseguenza di pagare meno tasse. Le somme contestate eranorilevanti: 4,5 miliardi per soli due anni, il 1996 e il 1997.

DOVE VAI SE LA FATTURA NON LA FAI
Quante volte, a ognuno di noi, è capitato di andare dal dentista o dalmeccanico e di sentirsi proporre questo discorso: “Senza fattura sono 200 mila. Se lavuole fanno 250”. E’ la più classica delle evasioni: i lavoratori autonomi o ititolari di imprese individuali (parrucchieri, carrozzieri, artigiani vari) appenapossono si “dimenticano” di rilasciare la certificazione fiscale. Risultato: metà deiguadagni entrano in nero, quindi sfuggono a qualsiasi tassazione. Hai voglia acercarne traccia. Ma sulle note contabili, ormai, si giocano partite sofisticatissime.La frontiera su cui si stanno concentrando creatività e spregiudicatezza deicontribuenti è quella della falsa fatturazione. In sostanza, è lo stesso evasore aredigere ricevute attestanti spese di varia natura e finalizzate all’ obiettivo diridurre i proventi. Di più: le intestazioni riconducono a soggetti Iva completamenteestranei e all’ oscuro di tutto. Le Finanze portano il caso di un accertamento svoltoin un’ azienda di informatica dell’ Italia centrale. Tra i costi di produzione del1997 e del 1998 erano stati contabilizzati 680 milioni giustificati da fatture emesseda una società inglese con una stabile organizzazione in Italia e una sede dirappresentanza a Hong Kong. “A seguito del controllo effettuato” si legge neldocumento ministeriale “la società inglese in questione è risultata inesistente all’indirizzo della presunta stabile organizzazione. E’ emerso, da ulteriori ricerche, cheil codice fiscale e la partita Iva utilizzati erano appartenenti a una diversasocietà, esercente l’ attività di fabbricazione di imballaggio in legno, che haescluso qualsiasi rapporto sia con la società inglese che con l’ italiana”. C’ è poiun’ altra curiosa tipologia di falsa fatturazione descritta dai responsabili dell’agenzia delle Entrate. Nel mirino, stavolta, finiscono gli enti non commerciali:associazioni sportive, culturali, di beneficenza. Questi incassano somme di denarodestinate a sponsorizzazioni. Polisportive, cral e bande musicali, ovviamente,ringraziano. E contraccambiano (non essendo soggetti a particolari obblighi contabili)”rilasciando una quietanza di importo superiore a quello realmente ricevuto dallosponsor”. In questo modo consentono al generoso benefattore di evadere l’ Iva e l’imposta sui redditi.

IO CONTROLLO, TU FALLISCI, NESSUNO PAGA
Intricati sistemi discatole cinesi, dove non si capisce chi controlla chi, dentro e fuori Italia. E’ laglobalizzazione, bellezza. Inevitabile che si globalizzi anche l’ evasione fiscale. Inquesto campo il rapporto del ministero offre una ricca casistica. Si parte dalmarchingegno delle società collegate. Sì, accade spesso che, all’ interno di un gruppo consolidato, venga costituita una controllata, spesso una srl, destinata entro brevetempo “a incorrere in un programmato fallimento”. Periodo in cui acquista beni adestra e a manca senza mai pagare i fornitori. Per contro, in questo arco di tempoemette fatture per prestazioni mai fornite all’ impresa capofila, che non sborsa unalira e ha la possibilità di diminuire l’ imponibile. Al momento del fallimento,infine, i soci della srl, come previsto dalla legge, non subiscono alcun dannopatrimoniale, al di là della quota conferita. Le cose, per l’ amministrazionefinanziaria, si complicano ulteriormente quando ci si imbatte in rapporti azionari fraItalia e paesi esteri. Un esempio, nel documento antievasione di cui Panorama è inpossesso, riguarda un accertamento compiuto dalle Fiamme gialle nei confronti di unasocietà appartenente a un colosso farmaceutico. Ne è emersa una ingegnosa ripartizionedei costi infragruppo. In poche parole, la branch italiana contabilizzava costi perconto della holding estera che non solo non erano a essa imputabili, ma che per lanormativa italiana dovevano finire nelle mire del fisco. Un escamotage smascherato: “Icontratti documentati avevano contenuto generico e le fatture riportavano causaliassolutamente carenti”. Il controllo ha portato al recupero di oltre 200 miliardi dilire.

QUASI QUASI MI FACCIO IL LEASING
Sarà stato un espediente da primo anno diragioneria, ma funzionava. Un’ azienda milanese aveva acquistato in leasing immobiliresidenziali da riservare ai propri amministratori e addirittura a terzi estranei. Ilmeccanismo era tale per cui “la società, a fronte del canone di leasing, assairilevante per ciascun immobile, accumulasse perdite che azzeravano completamente l’utile derivante dall’ attività istituzionale”. Conclusione: niente guadagni, nientetasse. Gli uffici tributari hanno cominciato gli accertamenti e intrapreso l’ imperviastrada per recuperare i mancati introiti delle imposte sui redditi, insospettiti peril fatto che, dopo avere accumulato le perdite, la ditta era stata posta inliquidazione.

IL TRUCCO DELLA TESSERA D’ ACQUISTO
Fin qui, i metodi di evasione piùdiffusi. Le Finanze, però, vanno oltre. E arrivano a indicare accorgimenti adottati daspecifiche categorie. Il rapporto, a questo punto, diventa un’ autentica miniera dicuriosità. Che cosa hanno escogitato, per esempio, albergatori e ristoratori? Untrucchetto sugli acquisti. Ecco il racconto. Il proprietario di una nota trattoria”effettuava la maggior parte degli approvvigionamenti presso un ipermercato che,fornito di licenza per la vendita all’ ingrosso, praticava questa rilasciando aiclienti la cosiddetta tessera giornaliera”. Nulla di strano, se non che dietro sinascondeva l’ imbroglio. “Le fatture relative alle forniture con tessera giornalieravenivano regolarmente registrate dall’ emittente. Il ristoratore, tuttavia, avevachiesto e ottenuto di non indicare il nome della sua ditta ma soltanto il numero dellatessera”. I conti, per l’ ipermercato, tornavano e risultavano in regola anche per ilfisco. La trattoria, in compenso, forniva pasti in nero e dichiarava un giro d’ affaridi poche decine di milioni, giustificato da costi bassissimi.

QUELL’ ASTA E’ UNA MINIERA D’ ORO
Accendi la tv, fai zapping e non puoi scappare: la televendita rimbalzadi canale in canale. Alzi la mano, però, chi sa che dietro alle offerte in tv, speciequelle di gioielli, possono nascondersi evasioni fiscali milionarie. Nella maggioranzadei casi, infatti, “viene omessa la registrazione dei nominativi dei privatiacquirenti, che non ricevono fattura al momento della consegna al loro domicilio”. Laconseguenza, per gli uomini delle Finanze, è semplicissima: “Vengono dichiarati minoriricavi da parte del venditore”. Persino smaccato, inoltre, ciò che avviene nelle astepubbliche di beni preziosi. Dove si presentano privati nullatenenti, “teste di legno”,che acquistano per conto di commercianti. I quali rivendono la merce a prezzo bensuperiore.

GUARDA UN PO’ A CHE COSA SERVE LO SPACCIO
Quanto era conveniente comprare imaglioni nello spaccio aziendale! Ma sin dalle prime indagini, condotte in un’ impresadi medie dimensioni (30 miliardi di fatturato), con clientela medio-alta e prodottidistribuiti in Italia e all’ estero, “si è avuto sentore che la società nondocumentasse per intero le vendite del negozio interno”. I reali incassi giornalierierano riportati a parte, in quello che i tecnici chiamano “libro di prima nota”.Risultato: una differenza di 370 milioni, di cui 175 comodamente pagati dai clientitramite Bancomat. E’ stato possibile anche “risalire all’ esistenza di un contocorrente intestato alla società, ma non inserito nella contabilità ufficiale, su cuisono transitati, dal giugno al dicembre del 1999, 1,1 miliardi”. La Gdf si è purespinta a contare, materia prima alla mano, i capi non fatturati né registrati: oltre 2milioni fra T-shirt, pullover, polo e camicie.

COSI’ ARRIVEREMO A IMPOSTE GIUSTE  (E NON SOLO PER LE CASSE DELLO STATO)
Tecnologie,personale più preparato, meno burocrazia. “Recupereremo la fiducia dei cittadini”.Parola di ministro Ottaviano Del Turco, 57 anni, siede sulla poltrona di ministrodelle Finanze solamente dalla fine di aprile del 2000. Un’ eredità difficile, la sua,non c’ è dubbio. Perché da una parte ha trovato un’ amministrazione finanziariaimpegnatissima nella lotta all’ evasione fiscale, piaga italiana antica. Dall’ altra,si è dovuto inserire in una macchina in piena trasformazione, smaniosa di recuperarela fiducia dei cittadini-contribuenti. In questa intervista Del Turco traccia il primobilancio di nove mesi di governo. Partiamo proprio dall’ evasione: che cosa è statofatto per accrescere il recupero delle somme dovute al fisco? In primo luogo unosforzo enorme per il potenziamento dell’ amministrazione, con un crescenteinvestimento sul versante dei controlli sostanziali. Questo soprattutto grazie all’utilizzazione massiccia delle tecnologie e all’ impiego della telematica. Stiamoinoltre ottimizzando le risorse umane, professionali ed economiche, e chiudendo iconti con il passato, fatto di migliaia di dichiarazioni che si accumulavano negliuffici. Ne ha tratto vantaggio la lotta all’ evasione, certo. Ma anche il singolocittadino: la dimostrazione è la restituzione di 41 mila miliardi di rimborsi arretrati. Il premio acchiappaevasori per i concessionari della riscossione è stato lamossa vincente? Non credo ai premi acchiappa-evasori. Non mi piace nulla che assomiglialla cultura delle “taglie”. I passi avanti che si pensa possano produrre questimetodi sono in realtà passi indietro per un sistema fiscale che aspira a essere piùequo e più giusto, meno arcigno e inutilmente vessatorio. A gennaio è partita lariforma del ministero. Qual è il futuro delle Finanze in Italia? Le Finanze, che nellaprossima legislatura saranno una cosa sola con il Tesoro, diventeranno una strutturaagile, snella, efficiente. Le quattro neonate agenzie autonome (Entrate, Demanio,Territorio e Dogane), dotate di bilanci separati, hanno stanziato ingenti risorse peraccelerare i tempi delle operazioni, offrire servizi più efficienti e realmentefruibili dai contribuenti. Tutto ciò sta portando a un notevole snellimento delleprocedure e della burocrazia. Oltre che, aspetto principale, a un cambiamentofondamentale nel rapporto tra cittadino e fisco. La nascita dello statuto delcontribuente è la testimonianza effettiva dell’ inversione di rotta. Anche lo Stato,infatti, pagherà nel momento in cui effettuerà errori. Scontrino fiscale: la suaproposta di abolizione è stata bollata da Vincenzo Visco, che ha retto le Finanzeprima di lei, come assurda. La discussione sullo scontrino fiscale è legittima, quandosi hanno concezioni diverse e talvolta opposte. Non ho la pretesa di considerareVangelo le mie opinioni. Mi piacerebbe, però, un atto di modestia anche da coloro chehanno manifestato scelte alternative. Io penso a un cambiamento radicale nellastruttura del commercio, piccolo o grande che sia. Milioni di punti vendita devonopotersi collegare in rete fra loro. Non basta: devono diventare terminali attivi ancheper effettuare operazioni che oggi sono patrimonio esclusivo e costoso di banche euffici postali. Con una svolta di queste proporzioni e con l’ introduzione ai finifiscali degli studi di settore, lo scontrino rilasciato oggi dai commercianti èdestinato a diventare come il vecchio registro per la partita doppia: una cara,inutile cosa del passato. C’ è un momento in cui si è sentito orgoglioso di essere ilministro delle Finanze italiano? Il giorno in cui il Consiglio dei ministri ha varatola Legge finanziaria con il bonus da 34 mila miliardi che abbiamo distribuito aicittadini. Nelle settimane precedenti ero stato messo in croce perché mi ero battutoper l’ assegnazione di quella cifra.

PROSSIMO VIRUS: “CARTELLA PAZZA”
Ovvero, quando l’ erario perseguita anche gli onesti Quante saranno davvero nessuno lo sa. Per ora sirincorrono ipotesi: le più ottimistiche azzardano la cifra di 3 milioni. Un fatto,comunque, è certo: nell’ ondata di 10 milioni di lettere di chiarimento che il fiscosta inviando in questi giorni ai contribuenti (avvisi bonari, comunicazioni diirregolarità, fino ad autentiche richieste di pagamento) non mancherà un altissimonumero di “cartelle pazze”. Cioè di pretese palesemente infondate, magari per importida infarto. E’ l’ altra faccia della piaga dell’ evasione. Sul banco degli imputati,stavolta, finisce un’ amministrazione finanziaria che perseguita gli italiani non soloper l’ alta percentuale di tasse da sborsare, la burocrazia da superare, gliaccertamenti da subire, ma anche per i propri errori. Un’ amministrazione incapace didistinguere fra cittadini onesti e disonesti. Vero: negli ultimi anni si sonoregistrati molti progressi, se non altro per i vantaggi derivanti dall’ introduzionenegli uffici delle tecnologie informatiche. “Attenzione, però” taglia corto WilliamSantorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti: “Non ègià incredibile mandare la bellezza di 10 milioni di avvisi? Evidente che ci sonoancora troppe cose che non vanno”. Santorelli arriva a parlare di “Caporetto delfisco”. E porta i dati: “Solo il 10-15 per cento delle somme contestate, alla fine,vengono riconosciute come vere evasioni. A questo punto entrano in gioco i problemiper riscuotere le imposte aggirate”. Una macchina complicata e dispendiosa. Tanto peri cittadini quanto per lo Stato. E non è tutto, perché all’ orizzonte si profilaquella che potrebbe davvero rappresentare la Caporetto per Del Turco & C.: un giudicedi pace di Mestre, nei giorni scorsi, ha condannato il ministero delle Finanze arisarcire i danni subiti da un contribuente a causa di un grossolano errore degliuffici tributari. Un precedente clamoroso. Se facesse scuola rischierebbe divanificare tutti gli sforzi antievasione.

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Una risposta a Come ti frodo il Fisco – Tutti i trucchi usati dgli italiani per non pagare le tasse

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