UN TUFFO DOVE L’ ACQUA E’ MENO BLU

Risultano a norma ma a volte sono inquinate. Alcune nascondono batteri che possonoprovocare gravi infezioni. Ecco quali insidie galleggiano nelle vasche d’Italia. Panorama lo ha scoperto con un blitz in 18 strutture pubbliche e private di Roma e Milano. La colpa? Soprattutto di una legge che non c’è.

Piscina uguale benessere, movimento, relax. E pericolo. La stagione del bagno è entrata nel vivo in tutte le città della Penisola e gli impianti pubblici e privatisono già stati presi d’ assalto da migliaia di persone. Ma l’ acqua dove ci tuffiamodopo una lunga giornata di lavoro è ancora blu o nuotiamo in compagnia di un esercitodi microrganismi armati fino ai denti? Panorama è andato a fare un bagno e ha scopertoche in vasca non tutto è poi così limpido come dovrebbe. L’ acqua di 18 grandi piscinedi Roma e Milano è stata sottoposta ad analisi chimica e microbiologica. Il risultato?Un quadro paradossale e non tranquillizzante: pur essendo tutte in regola con leprescrizioni sanitarie e igieniche previste dalla legge, oltre metà delle piscine appaiono pericolose per la salute pubblica. E la colpa, a scanso di equivoci, non èsolo o tutta di chi gestisce gli impianti. Seguendo scrupolosamente le indicazioni delLabo Consult, un laboratorio accreditato per le analisi chimiche e microbiologiche,nei giorni 5, 6 e 7 giugno i cronisti di Panorama hanno fatto visita a 18 grandivasche della capitale e del capoluogo lombardo. I contenitori sterili da mezzo litroforniti dal laboratorio (con all’ interno il tiosolfato di sodio, soluzione cheneutralizza l’ effetto killer del cloro sui batteri, e che permette loro di arrivarevivi a destinazione per essere riconosciuti), una volta riempiti, sono stati messi arefrigerare a una temperatura di 2 gradi centigradi. Dopo tre giorni di analisi, ilverdetto: tutti e 18 i campioni sono risultati perfettamente in regola con i parametriprevisti dalla legge.

Però in molti casi si nuota in acque pericolose. Per capire ilperché bisogna fare il punto del contesto normativo di riferimento. Dibattersi tra una legge in vigore vecchia di 30 anni e un’ altra mai attuataanche se prendeva in considerazione parametri d’ inquinamento più puntuali e precisi:batteri quali streptococchi fecali, pseudomonas e stafilococchi . Ed è anche su questi microrganismi che si è concentrata l’ analisicommissionata da Panorama. Attenzione: è indiscutibile che l’ inchiesta non ha alcunapretesa di assolutezza; non si vuole promuovere o bocciare un impianto. Lo stessoprelievo, fatto anche qualche giorno dopo, potrebbe dare luogo a risultaticompletamente diversi, in positivo o in negativo. Questa è solo una fotografia, siachiaro, ma una fotografia vera. Ebbene, considerando i parametri dell’ atto d’ intesaStato-regioni del 1992 rimasto lettera morta, le acque di dieci delle 18 piscineanalizzate sono risultate sporche. In quattro vasche è stata riscontrata la presenza di streptococchi fecali con una punta massima di 144 batteri per 100 millilitri d’acqua alla Cozzi di viale Tunisia, a Milano. Presenti in dieci campioni glipseudomonas, in quattro casi anche della temibile specie aeruginosa; il valore piùalto nella piscina Conti di Milano, in corso Como (550 batteri su 100 millilitri d’acqua). Quanto agli stafilococchi, si sono fatti scoprire in sei vasche, con lamilanese American Contourella di via Cagliero in testa alla classifica (450 su 100millilitri).

Ma cosa si nasconde dietro questi nomi così difficili da pronunciare? Quali patologie e infezioni possono provocare? E soprattutto, pur essendo “protettidalla legge” sono realmente pericolosi per la salute delle persone? Tutte domande chePanorama ha girato a un gruppo di esperti per cercare di fare quanta più chiarezzapossibile in materia. “Inutile girarci intorno” dice Claudio Ferri, direttore tecnicodi Labo Consult, “si tratta di acque pericolose per la salute dell’ uomo. Stiamoparlando di batteri che, nel caso dello pseudomonas aeruginosa, possono provocareinfezioni agli occhi talmente gravi da portare al distacco della retina. E come lamettiamo con il medico che vuole accertare le cause di un’ infezione di un pazienteche va regolarmente in piscina? Chiede le analisi alle asl, sì, per scoprire subitoche sono perfette. Ecco la gravità: l’ inadeguatezza legislativa che, di fatto,nasconde la realtà”. Stefano Kanitz, docente del dipartimento di Scienze della salutedell’ università di Genova, in presenza di questi valori non ha dubbi: “Se le analisisono state fatte in maniera corretta siamo in presenza di acque inquinate. Anziinviterei le autorità sanitarie a prendere dei provvedimenti seri”. Al riguardo, EricaLeoni, del dipartimento di Medicina e sanità pubblica dell’ università di Bologna,porta la sua esperienza concreta: “Qualche anno fa a Bologna è stata riscontrata lapresenza di pseudomonas aeruginosa, ma la piscina è stata fatta chiudere. Lasciandostare i limiti di legge, con un batterio del genere l’ acqua non va certo bene”. Leprobabili conseguenze infettive le illustra Michele La Placa, direttore dell’ Istitutodi microbiologia dell’ Università di Bologna: “L’ aeruginosa può provocare cheratitinei soggetti con lenti a contatto morbide, ma anche setticemie e polmoniti moltoserie. Gli stafilococchi sono la principale causa di gastroenteriti gravi”. Neibambini le conseguenze rischiano quasi sempre di essere più gravi, come spiega AlbertoFlores d’ Arcais, della clinica pediatrica San Raffaele di Milano: “Gli stafilococchipossono provocare infezioni alla pelle con delle vescicole molto larghe, spessoscambiate per varicella. Gli streptococchi fecali sono invece causa di tonsilliti escarlattina”. Consapevole della situazione anche se cerca di non innescare faciliallarmi, Lucia Bonadonna, direttrice del reparto di microbiologia ambientale dell’Istituto superiore di sanità. “Parliamo di microrganismi opportunisti patogeni, cioèche possono essere causa di malattie e infezioni solo se a contatto con una personache ha una difesa immunitaria bassa. In ogni caso la loro presenza è un indicatoreimportante della qualità dell’ acqua. Al ministero della Sanità si sta studiando unasoluzione legislativa che consenta di abbracciare parametri più specifici di quelliattuali e più idonei a valutare la qualità dell’ acqua”.

Una carrellata di contributi scientifici che smascherano la contraddizione: il batterio “protetto dalla legge” è altamente pericoloso. Punto. Ma come giustificano questi valori i titolari degliimpianti? Altra sorpresa, molti sono consapevoli ma si sentono con le mani legate.Francesco Conti, della piscina omonima di Milano, si dice d’ accordo con lo spiritodell’ inchiesta di Panorama e annuncia: “L’ unico strumento di lotta, il cloro, nonpuoi immetterlo sopra una soglia consentita. Noi crediamo di risolvere una volta pertutte il problema con un potente ozonizzatore che entrerà in funzione da settembre”.Non guardano solo ai parametri di legge vigenti alla piscina milanese Saini, di viaCorelli: “Proprio nei giorni scorsi abbiamo svuotato la vasca e cambiato tutta l’acqua” dice il responsabile Sergio Negroni: “Ci siamo accorti che c’ era qualcosa chenon andava”. Atteggiamento diverso altrove, quando ci si ripara dietro i controlliperfetti fatti dalle asl. Carla Milos, direttrice dell’ hotel Parco dei principi divia Frescobaldi a Roma: “Nell’ ultimo controllo della asl ci hanno detto addirittura che l’ acqua era così pulita che si poteva bere”. Mario Valente, del Roman sportcenter, via Galoppatoio: “Siamo tranquilli sia dal punto di vista legale che per lasalute dei nostri soci”. Fernando Cappelletti, direttore dello Sporting palace in viaCarlo Sigonio: “Solo alla asl possono dirci se l’ acqua è in regola oppure no”. FabioFedeli, responsabile attività sportive del Flaminia, via Due Ponti: “Tutto secondo lanormativa vigente”. Stesse risposte anche all’ American Conturella di via Cagliero aMilano. Ma cosa succede quando la asl riscontra, nel corso delle verifiche mensili,valori superiori alla norma? “Mandiamo un fax e in genere invitiamo ad alzare laclorazione” affermano al distretto 1 della Asl di Milano “l’ ultima volta che abbiamoprescritto il ricambio totale dell’ acqua risale a due anni fa. Il sistema funziona,le norme dettate dalla circolare del ’71 sono ottime”. Ma sul fronte dei controllatiqualcosa scricchiola. Il gestore di una piscina fuori Milano vuota il sacco,preferendo restare anonimo: “Che efficacia può avere un controllo se i controllori tiavvisano prima di arrivare? Qualora ti prescrivano poi il ricambio parziale dell’acqua, nessuno vigila sulla sua esecuzione. Volete capire cosa fanno a quel punto igestori degli impianti? Andate a guardare i costi di clorazione e ricambio d’ acqua”.Il costo del riempimento di una vasca di 25 metri è di 450 mila lire, più altre 400mila per la depurazione. Ma il salasso arriva con le spese per riscaldare l’ acqua:per portarla la prima volta a una temperatura media di 27 gradi ci vogliono dai 3 ai 4milioni. Al contrario, il costo di una clorazione va dalle 30 alle 40 mila lire. All’uscita dalla vasca, sotto la doccia, meglio non scordarsi il bagnoschiuma.

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Una risposta a UN TUFFO DOVE L’ ACQUA E’ MENO BLU

  1. franca scrive:

    E che dire di numerosi casi di tumori alla vescica riscontrati in assidui frequentatori di piscine?

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