Un giorno di ordinaria schiavitù

All’alba i mercanti di braccia reclutano stranieri e disperati. Il cronista diPanorama ha cercato lavoro. Ha trovato pericoli, fatica, paga irrisoria e trafficantisenza scrupoli.

Metti la piazza di una grande città all’alba di un giorno qualunque. Metti un gruppo di extracomunitari fermi con una sporta di plastica in mano. Metti una macchina, che passa e li raccoglie. E poi un grande cantiere edile, quasi 9 ore di lavoro sotto il solleone. E infine una paga irrisoria. Metti tutto questo insieme e non puoi fare altro che pensare all’inizio di un film di Ken Loach, il regista inglese che parla solo di operai diseredati, soldi che mancano e via di questo passo. Invece no: questa è una storia vera. Di caporalato. Una storia che Panorama è in grado di raccontare dall’interno del fenomeno. Una storia che parte due mesi fa, da piazzale Loreto aMilano. Siciliano appena arrivato a Milano con un gran bisogno di lavorare: ecco le sembianze assunte dal cronista, per entrare dentro un mondo che guarda all’estraneo con sospetto e diffidenza. Un mondo di extracomunitari ma anche di italiani che devono accontentarsi; di caporali che reclutano uomini in piazza, li infilano nei furgoni eli scaricano dentro grandi cantieri. Senza un documento, senza misure di sicurezza.Più della faccia fanno fede le braccia. Se sei forte e possente, hai le carte in regola. Lavori in nero, nessuna copertura sanitaria o assicurativa. I soldi? Tre quarti della paga li trattiene il caporale. Se ti fai male o muori, ti lasciano lì per strada. Non ti conoscono, non lavoravi per loro. Funziona così, prendere o lasciare. Mai ribellarsi.

Tutto questo accade (anche) a Milano. A due passi dagli uffici dove si decidono le sorti dell’intera economia italiana, per le strade, nelle piazze, c’è una città che deve fare i conti con un fenomeno di schiavitù. Sì, ecco il vero nome.Perché nessuno provi a derubricare il tutto alle voci «lavoro sommerso» e «incidenti sul lavoro». Qui non c’è l’idraulico che viene ad aggiustarti il tubo del lavandino di casa senza rilasciare la ricevuta fiscale. Qui si sta parlando di mercato delle braccia (soprattutto), di extracomunitari e non. Siamo tra chi con una mano li sfrutta e con l’altra pensa di pigliarli a cannonate. Prima di riuscire ad agganciare lapersona giusta, tanti tentativi sono andati a vuoto. Diverse le notti, dalle 3 alle 7del mattino, passate a gironzolare tra marciapiedi semideserti. «Sono siciliano, hobisogno di un lavoro, sono forte e volenteroso. Voglio fare il muratore nei cantieri».Niente, muti, nessuna risposta. Dalla Stazione Centrale a piazzale Lotto, da Corvetto a Famagosta, sono una decina i punti del capoluogo lombardo dove avviene il reclutamento della manodopera. Una notte qua e l’altra là,mai due volte di fila nello stesso posto. Oltre 2 mila persone ogni giorno vanno a lavorare in questo modo. Si va in piazza che è ancora buio, ci si raduna a gruppetti esi aspetta l’arrivo del caporale. Fino a qualche anno fa questi mercanti erano soloitaliani, adesso qualche extracomunitario si è messo in proprio. Un altro migliaio disenza lavoro bussa direttamente ai cantieri. Anche qui apre la porta il caporale. Lasvolta avviene prima della metà di luglio

Sono da poco passate le 6 del mattino quando il siciliano è in piazzale Lotto, dalle parti di San Siro. C’è il solito gruppetto di extracomunitari, davanti al Mc Donald’s. Arriva un furgone bianco,qualcuno sale, ma la truppa non parte: si aspetta. L’autista è un italiano. Passeggia nervosamente, in camicia e pantaloni corti, mentre parla al telefono. Il siciliano lo aggancia. «Di dove sei? Ma sei proprio delle mie parti…». Anche lui è originario della provincia di Palermo, si chiama Antonio, il resto della conversazione prosegue in dialetto. «Vo’ travagghiari? ‘Un ti preoccupari. Ora ti presentu ‘au capu». Il caporale è un egiziano. Arriva dieci minuti dopo. Camicia e pantaloni eleganti, agenda e telefonino di ultima generazione in mano. La presentazione di Antonio è perfetta.«Ciao Alì, questo è un mio amico siciliano, lo conosco da tempo. E’ un bravo ragazzo che ha bisogno di lavorare». Lo straniero non alza neppure la testa. «Che sai fare?Sai lavorare il ferro? Ce l’hai una tenaglia dietro? E un martello?». Non si fida più di tanto: «Va bene, lasciami il tuo numero, ti chiamo nei prossimi giorni».

In qualche modo ci provano a contrastarli. In prefettura, a Milano, opera un Gruppo di lavoro permanente per la sicurezza sul lavoro e il lavoro sommerso. Dall’ottobre del 2000 aoggi sono più di 100 i cantieri passati al setaccio, a volte con blitz. Ma, nonostantei controlli, solo in provincia di Milano nel 2002 risultavano irregolari il 50 percento dei lavoratori impiegati nell’edilizia (45 mila). Di questi un ulteriore 28 percento è composto da extracomunitari. Passano 24 ore. Il telefono non squilla.Nell’attesa il siciliano fa un altro tentativo, in uno dei più grossi cantieri diMilano, circa 300 mila metri quadrati, nella zona di viale Certosa. Il contatto conl’intermediario avviene per strada, davanti a un ingresso secondario. «Sai fare ilferraiolo? Per farti lavorare ho bisogno di una carta d’identità, del libretto dilavoro e del codice fiscale». Il siciliano obietta che non può essere messo in regola,vuole lavorare in nero. «Non c’è problema, l’importante è che io abbia questidocumenti in mano». Tira fuori un’agenda e scrive il numero di telefono. «Ti chiameròalla prima occasione». L’associazione delle imprese edili (Assimpredil) allarga lebraccia. «Non è un fenomeno facile da affrontare» sostiene il presidente PieroTorretta. «Abbiamo già da tempo predisposto una serie di obblighi e controlli per lenostre imprese. E’ noto in quali piazze si svolge il caporalato. Perché non vengonopresidiate dalla polizia?». Già, perché? «Non è facile contrastarli» dice ilcolonnello Giovanni Scialdone, comandante del settore ispettorato del lavoro deiCarabinieri. «Il fenomeno continua a esistere. Le imprese sono agnostiche rispetto alproblema. Sarebbe una bugia dire che collaborano».

La prima telefonata arriva una settimana dopo. «Sono Alì, domani mattina alle 7 fatti trovare davanti alla stazione di Lambrate, vieni con la tua macchina. Ci sarà altra gente ad aspettarti». Per fortuna la macchina è targata Palermo. Sono le 7.15 del giorno dopo quando il siciliano si ritrova in macchina quattro egiziani sconosciuti. Nessuno conosce una parola in italiano. Solo quello seduto davanti ripete «Piacenza» e continua a dare indicazioni. Conosce benissimo il percorso. Fumano tutti e quattro. Si va in autostrada, non stanno zitti un minuto, a tratti gridano. Si arriva a Piacenza. Prima fermata, un chioschetto di strada per il caffè. Paga uno di loro. Due minuti e via al cantiere: un’area grandissima dove si stanno costruendo 144 appartamenti e alloggi. Cisono almeno una trentina di operai, tutti italiani. Nessuno indossa il casco disicurezza.

Nel 2003 le vittime di incidenti mortali in edilizia in Italia sono già 109, nella sola Lombardia 26. Il 68 per cento delle tragedie avviene al Nord. L’etàmedia degli edili morti è di 40 anni, il 12 per cento delle vittime era di nazionalitàstraniera. Il compito degli egiziani, in sette più il siciliano, è quello di prepararele gabbie di ferro e incastrarle tra i pilastri in modo da predisporre la superficie (500 metri quadrati) del primo piano dove poi verrà gettata la colata di cemento. Sicomincia alle 8, sotto un sole già cocente. Senza casco e, soprattutto, senza guanti. Alle 10.30 i tondini di ferro, di uno spessore poco più grosso di un evidenziatore,scottano. Inizia il calvario del siciliano che si limita a eseguire gli ordini.«Prendi quello! Alza! Abbassa!». Ogni tanto qualcuno fa pure lo spiritoso: «Caldo eh?». E’ la loro rivincita. Loro sono veramente bravi. E dei muli, non si fermano un minuto. Yasser, Sherif, Mohammed non accusano mimimamente la fatica. Poco prima dipranzo arrivano due bottiglie di acqua. I corpi, le braccia, le facce sono ormai neri. Sporchi e sudati. La bottiglia passa di mano in mano, di bocca in bocca. Fa caldo. La pausa pranzo dura dalle 12 alle 12.45. Gli italiani riprendono alle 13. Il lavoro ètanto monotono quanto faticoso. Il ferro brucia sempre più. Adesso per tirarlo su il siciliano usa la parte bassa della sua maglietta. Che si buca. Le mani sono piene di lividi. Esce sangue. Alle 14.30 il siciliano guarda la macchina. La tentazione è forte: rinunciare a tutto e scappare. Non lo farà (purtroppo). Il rompete le righe arriva alle 17.30, dopo 8 ore e mezzo (gli italiani smettono mezz’ora prima). Un po’d’acqua in faccia e si sale in macchina.
L’autostrada per Milano è bloccata per incidente, ci sono 10 chilometri di coda, il gruppo arriva a Milano dopo le 20. La stessa sera al telefono Alì spiega che per il giorno dopo non ha bisogno e che deisoldi si parlerà dopo di persona. La paga sarà di 3,50 euro all’ora.

«Un lavoratore regolare per l’impresa ha un costo di 22 euro l’ora. La metà rimane tra l’impresa appaltatrice e subappaltante. La parte restante la intasca il caporale» spiega MarcoDi Girolamo, della Fillea, il sindacato edili della Cgil. «Fatti due calcoli,l’evasione fiscale e contributiva su una singola ora di lavoro è di 14 euro. Se sipensa che solo in provincia di Milano la stima delle ore lavorate in nero nel 2002 èdi 60 milioni, siamo su un’evasione di 840 milioni di euro». Qualche giorno dopo ilsiciliano si rifà sotto con il cantiere della zona di viale Certosa a Milano. C’èsempre il bergamasco. «Oggi non ho bisogno di bassa manovalanza, ma vieni lunedì e seidei nostri. Ti do 10 mila lire l’ora». Il lunedì alle 7.15 l’uomo arriva con unfurgone bianco. Dentro ci sono tre tunisini, altri tre aspettano all’angolo.All’interno si lavora già da un quarto d’ora, ma gli extracomunitari entrano soloquando arriva lui. Si ricomincia con il ferro. E via per tutto il giorno. Questa voltaalmeno ci sono i guanti. Caschi di sicurezza manco a parlarne. Altre ore e ore diinferno. Uno degli extracomunitari si fa male. Ha la testa fasciata, perde sangue. Unaltro lo accompagna fuori. Ancora una volta guai a chiedere le «10 mila l’orapattuite». Il primo giorno non viene pagato mai nessuno. Se ne riparlerà domani.

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