Truffe telefoniche: Così ho comprato 500 sim. Sono vostre?

Ho comprato illegalmente 500 sim card: sono le schede telefoniche, quei rettangolini con il logo della compagnia telefonica e un numero di serie, che si infilano all’interno dei cellulari e che, in buona sostanza, danno la possibilità di chiamare e ricevere telefonate. Mi sono spacciato per uno che lavorava nel settore e che aveva urgente bisogno di traffico, cioè di credito residuo, inteso in termini di minuti di conversazione, oppure di sms disponibili in una determinata quantità di schede. Il primo contatto è avvenuto su internet con una persona che si è sempre nascosta dietro un nickname. Poi mi sono spostato per diversi giorni in diverse città del Nord Italia, seguendo passo passo le sue indicazioni ed entrando in contatto con una rete di persone che grazie a questo sistema ottiene loschi e ingenti guadagni.

Non è stato semplice, ogni volta che l’affare sembrava vicino alla conclusione il prezzo delle schede improvvisamente saliva da 1 a 5 e 10 euro. E le persone che dovevano materialmente consegnarle sparivano di colpo e non erano più rintracciabili. Alla fine il pacchetto mi è stato consegnato in un parcheggio buio di una strada statale alle 11 di sera, senza che sapessi chi fosse la controparte. Prendere o lasciare. Le 500 sim card erano ammucchiate dentro un sacchetto della spazzatura. Ne ho provate una decina a caso, inserendole a turno dentro il mio telefonino, e provando a chiamare. Funzionavano. Stavo chiamando con il numero di telefono di un altro, quasi certamente ignaro di avere utenze funzionanti a suo nome. È un fenomeno molto pericoloso quello che si sta sviluppando: un autentico mercato parallelo, sotterraneo, di schede telefoniche intestate a persone completamente ignare. Le conseguenze possono essere serie, perché vengono messi a repentaglio molti aspetti fondamentali della vita di noi tutti, nessuno escluso. A cominciare dalla privacy. Nella società globalizzata e telematica di oggi, poter disporre liberamente e impunemente di schede telefoniche intestate ad altri può produrre conseguenze estremamente gravi. Basti pensare ai micropagamenti effettuati tramite telefonino, che seppur lentamente stanno prendendo piede anche in Italia. Le Poste danno già la possibilità di effettuare piccole operazioni attraverso il cellulare. Ci sono poi gli internet point, dove con una scheda non propria si può entrare in una rete, svuotare magari un conto corrente e non lasciare traccia. Per non parlare dei vantaggi che ne possono avere mafiosi, camorristi e altri malavitosi.

Se vengono intercettati, i guai arriveranno direttamente a chi non sapeva neppure di avere un numero attivato a proprio nome. Le ramificazioni possibili di questo business illegale sono tante. Il televoto, per esempio, l’ultima frontiera della “democrazia” televisiva, della partecipazione attiva del telespettatore, che rischia di essere inquinato. Non è dunque ammissibile, sostiene Marco Bulfon, di Altroconsumo, l’associazione che ha denunciato più volte alle compagnie questa piaga, “che non ci sia la certezza della immediata riconducibilità di una scheda telefonica al suo legittimo proprietario. Non possiamo vivere con il dubbio che dietro ogni numero di cellulare si possa celare il mistero assoluto”.
Prima di vedere portata ed effetti di questo mondo sommerso è bene fare una premessa: in Italia non esiste la possibilità che una scheda telefonica venga rilasciata in forma anonima. Le norme antiterrorismo introdotte dal pacchetto Pisanu del 2005 prescrivono che ogni numero abilitato abbia un intestatario riconoscibile. Gli unici che possono attivare le sim sono i rivenditori autorizzati, che richiedono al cliente carta d’identità e codice fiscale, fanno una fotocopia e la trasmettono via fax ai gestori di telefonia mobile: Tim, Vodafone, Wind e 3. Oltre agli operatori virtuali, cioè sprovvisti di una propria rete: Auchan, Coop, Carrefour, Poste, Fastweb e altri. Ed è proprio il rivenditore la sorgente da cui può nascere e si può alimentare questo fiume di illegalità.

Nel corso di questa inchiesta Panorama è venuto a conoscenza del comportamento scorretto di molti commercianti del settore, sparsi in tutta Italia. Il commercio illegale comincia così: il negoziante mette da parte le fotocopie con i dati anagrafici dei clienti e, a loro insaputa, attiva altre sim intestate agli stessi. Per ogni persona il rivenditore può mettere nel cassetto anche una cinquantina di schede telefoniche irregolari. Cento clienti fanno 5 mila sim card, ognuna delle quali ha un credito medio di 5 euro. Spesso nei retrobottega si accumulano scatoloni di fotocopie che poi vengono scambiate tra commercianti disonesti per continuare ad alimentare il giro. È possibile farlo per la mancanza di una norma in Italia che prescriva un tetto di schede intestabili a una singola persona.

L’unico paletto è quello fissato dal garante della privacy Francesco Pizzetti in un provvedimento del 2006 diretto alle compagnie di telefonia mobile. Nel documento si denunciavano casi di persone “alle quali risultavano intestate schede in modo falso” e per questo coinvolte addirittura “in indagini penali per l’utilizzo che ne era stato fatto in fatti criminosi”. Si puntava il dito contro “’utilizzo improprio dei dati personali” e si imponeva ai gestori un tetto nel rilascio di sim: quattro per le persone fisiche e sette per le società, superato il quale scattava l’obbligo per le compagnie di chiedere espressa conferma all’intestatario. Infine, il garante invitava i gestori a vigilare sull’operato dei rivenditori. Aveva colto nel segno già tre anni fa.

Peccato che nessuno abbia ritenuto di seguirne le prescrizioni. Proviamo a quantificare. I dati ufficiali dicono che in Italia, al 31 dicembre 2008, circolavano oltre 90 milioni di sim card. Ricerche di istituti specializzati mettono gli italiani al primo posto in Europa per l’utilizzo di schede telefoniche: quasi la metà ne possiede più di una.
In Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna le percentuali sono inferiori. Impossibile fare una stima su quante di queste siano intestate a persone ignare. Fonti delle forze dell’ordine parlano di diversi milioni. A Panorama ne sono stati offerti pacchi a multipli di 500, e di tutti i gestori di telefonia mobile. Alla fine il caso ha voluto che quelle acquistate fossero della 3, ma già due giorni dopo in un contatto ne sono state offerte altre 2 mila, di Vodafone e Tim. Dove vanno a finire queste schede? Chi e come le usa? Chi le compra? I canali sono soprattutto tre: i numeri 899, le organizzazioni criminali e quelli che speculano e guadagnano sul televoto. Su internet ci sono diversi siti che offrono l’attivazione e l’assegnazione di un numero 899 per servizi che possono andare dalla cartomanzia al meteo, dall’oroscopo alla linea amica con ragazze che ascoltano e rispondono in “modo garbato”. Il tutto senza alcun costo e alcun canone mensile. Basta avere una partita iva, una visura camerale e poi non resta che invogliare quanta più gente possibile a chiamare il tuo 899: più ricevi più guadagni. Se poi hai a tua disposizione un migliaio di schede telefoniche dalle quali fai partire le telefonate, il costo che sostieni genera un ricavo superiore di almeno il 30 per cento. E se consideri che quelle sim card si possono anche ricaricare in modo gratuito, come spiegheremo più avanti, i profitti diventano considerevoli.

Il secondo grosso canale dove vanno a finire le schede illegali è quello delle organizzazioni criminali. Grazie a questo sistema i malavitosi si trasformano in fantasmi e diventano invisibili alle intercettazioni. L’anno scorso la Polizia e la Guardia di finanza di Napoli hanno smantellato una rete che aveva messo in circolo 35 mila schede.
Nell’operazione, denominata Sim ’e Napule, erano stati arrestati esponenti del clan camorristico dei Contini. In Sicilia, a Enna, nel gennaio di quest’anno un’altra operazione su “partite di schede telefoniche di diverse società di gestione che venivano intestate a persone ignare utilizzando copie di documenti d’identità presentati loro da veri clienti per effettuare regolari attivazioni di sim card”. E si potrebbe andare avanti a lungo tra casi di cronaca registrati a Catania, Bologna, Vicenza.

Infine, il televoto, ovvero ciò che fa la differenza tra un format di successo o meno. Ballando con le stelle, il programma di Raiuno condotto da Milly Carlucci, solo nella puntata finale di marzo ha fatto registrare oltre 1 milione di sms che hanno assegnato la vittoria a Emanuele Filiberto di Savoia. Stesso discorso, poche settimane prima, per Marco Carta al Festival di Sanremo. Numeri non diversi quelli di trasmissioni di successo come Amici, Grande fratello, La fattoria e via discorrendo.

Parlando al telefonino

Ma da qualche tempo associazioni dei consumatori come Codacons e Adiconsum cominciano a insinuare dubbi sulla trasparenza del sistema. Colpa anche di una dichiarazione rilasciata da Lele Mora a Striscia la notizia: il manager ha affermato di avere speso 25 mila euro per far “televotare” Walter Nudo e fargli vincere cosi L’Isola dei famosi. Nel corso dell’inchiesta, Panorama si e imbattuto in quelli che gli addetti chiamano sim server. In sostanza sono computer collegati a “cestelli” con i quali possono venire gestite anche 10 o 20 mila sim card. Basta dare l’ordine con il computer di mandare un sms a un determinato numero e tutte le schede, a distanza di meno di un secondo l’una dall’altra, entrano in azione. Fino a prova contraria i programmi televisivi come Grande fratello, Amici o L’Isola dei famosi sono vittime piùttosto che complici. Il servizio che offrono a pagamento i sim server e diretto prevalentemente a concorrenti bramosi di celebrita e con soldi da spendere o magari a manager consapevoli della bonta dell’investimento. Certo le produzioni televisive se vogliono difendersi dalle truffe qualche strumento di verifica lo hanno.

Per esempio controllare i tabulati dettagliati dei voti e magari provare a richiamare un po’ di numeri. Le schede dentro i sim server risultano spente o non attive, dunque è facile insospettirsi. A questo punto uno pensa: ma le sim prima o poi si scaricheranno. Il credito andra a esaurirsi, bisognera attivarne altre. Tutto vero, peccato ci sia in giro gente che della capacità di ricaricare gratis le schede telefoniche attraverso internet ha fatto quasi un mestiere. Un sistema e quello di sfruttare il servizio chiama gratis di molte grandi aziende. Basta andare su un sito, digitare nello spazio indicato il numero al quale si desidera essere chiamati e il gioco e fatto. Perché se questa operazione viene compiùta dopo mezzanotte e prima dell’apertura del mattino, una volta risposto alla telefonata la chiamata in arrivo verra rimpallata da un ufficio all’altro: fra musichette e annunci di attesa il tempo scorre e la scheda si ricarica. Un’altra via altrettanto proficua e quella degli annunci erotici nei siti a tema. Qui vince la fantasia: più invogli a chiamarti, più ricarichi. E cosi la giostra continua a girare. Con numeri di telefono intestati a noi che non ne sappiamo nulla.

carmelo.abbate@mondadori.it

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