Babilonia – Un giornalista sulle tracce dell’Italia del sesso

Sul set di un film a luci rosse

Sul set di un film a luci rosse

È in libreria, edito da Piemme, il libro verità sui comportamenti degli italiani, scritto senza tabù da un giornalista di Panorama. Questo è il primo capitolo. Ne raccomandiamo la lettura soltanto ad un pubblico

Leggi anche l’inchiesta di Carmelo Abbate sul cinema a luci rosse

Mancano pochi minuti alla mezzanotte. È un martedì d’agosto.
Mi arriva un messaggio sul telefonino: «Dovresti sentirci mentre lo facciamo in un’area di sosta. Qualcuno ci sta guardando». Il numero non è tra quelli memorizzati. Vado a cercare tra i miei appunti. Laura e Alberto. Una coppia siciliana che ho sentito per la prima volta qualche giorno prima. Ci eravamo ripromessi di incontrarci. Richiamo. Sento solo gemiti. Laura. La voce di Laura. Parla a fatica. Dice che si trova in autostrada, in un’area di sosta. Che è all’esterno della macchina. Che il suo compagno la sta prendendo da dietro. E che poco distante da loro un’auto si è fermata. Dentro c’è una coppia, un uomo e una donna. Guardano. Laura ansima. Gioisce. Frigna. Cigola. Trasuda. Cola. «Devo chiudere, devo chiudere, loro, loro, stanno venendo verso di noi.» Mi richiama dopo pochi minuti. La sua voce è sempre spezzata. Dice che i due dell’altra auto si sono avvicinati e hanno chiesto se potevano restare lì a guardarli. «Ora sono poco distanti, sì…, lei glielo ha tirato fuori, lo sta toccando… sì così, ora gliel’ha preso in bocca. Il mio com- pagno è dietro di me, io sono in piedi… mi sta impalando. Ce l’ha grosso… ce l’ha enorme, sì. Ti prego dimmi qualcosa, dai dimmi qualcosa, fammi sentire la tua voce…

Alberto mi sta, mi sta dicendo che sono una puttana… mi sta sculacciando, dice che sono soltanto una puttana… Dai dimmi qualcosa anche tu, ho bisogno di sentire la tua voce.» Sei una puttana. Alberto ha ragione, sei proprio una puttana. «Sì, sono una puttana… una vera puttana. Anche se io sono una brava ragazza… Sì, devi credermi, è così. Mio padre nemmeno se lo immagina quello che sto facendo… Ahi!… Mi sta tirando i capelli. Sì, sì… sì…» Riattacca. L’appuntamento è a Trapani, davanti all’aeroporto militare. La macchina rallenta, mi si accosta. Mi fanno cenno di seguirli. Ci fermiamo in un locale all’aperto, nel bel mezzo delle saline. Laura è una bella ragazza, mora, capelli corti, un metro e settanta, sensuale. Indossa un abitino corto, nero. Alberto è più alto, muscoloso, granatiere, capelli corti castani. Ordiniamo da bere: vino rosso per lei e per me. Lui sceglie un analcolico.

Più tardi hanno in programma un incontro con una coppia. L’uomo non beve mai prima di serate come queste, potrebbe scapparci lo scambio, meglio farsi trovare pronto. È un aperitivo particolare, quello trapanese. Tavolo da buffet con una varietà di stuzzichini succulenti e invitanti: formaggio, pizzette, caponata, melanzane di tutti i tipi. Ma puoi servirti una volta sola. Ecco allora che i ragazzi finiscono il giro e camminano lenti verso i tavoli provando a tenere in equilibrio piatti che sembrano grattacieli. Laura è simpatica, genuina, frizzante. Ha la faccia da brava ragazza. Lo sa, e ci gioca parecchio. Mi racconta la sua esperienza in webcam.

Comincia tutto per caso. «Attenzione, non per noia!» Laura ha sentito parlare di donne esibizioniste che si spogliano davanti al computer. La cosa la incuriosisce. Nulla più. Un giorno le arriva una e-mail con il link a un sito internet con ragazze disponibili a esaudire dal vivo ogni desiderio. Sta per cestinarla, ci clicca sopra. Una, due, tre, si aprono finestre su finestre, si promettono meraviglie. Laura è bloccata. «Non ero certo una suffragetta. Avevo già sperimentato una serie di cose, passeggiate notturne nei parcheggi e aree di sosta, minigonne cortissime e catturasguardi, foto sexy scattate furtivamente tra gli scaffali del supermercato, guardoni in spiagge naturiste. Io e il mio compagno avevamo assaggiato il piacere folle di mostrarsi, di esibire la propria donna agli sconosciuti per ricavarne piacere.» Spogliarsi davanti a una telecamera è diverso. Nuda. L’idea la eccita, le sembra qualcosa di freddo, ma allo stesso tempo caldo. Misterioso. Iscritta. Alberto non è geloso. È abituato alle follie quotidiane della sua donna. Questa, a dire il vero, non se l’aspettava. Ma è già pazzo di desiderio. Saperla sola a casa a masturbarsi sotto gli sguardi di chissà chi. Il solo pensiero lo fa eccitare. Per quanto la cosa possa sembrare assurda o malata a quelli come i suoi colleghi di lavoro, lui, chissenefrega dei benpensanti, è felice di sapere la sua donna intenta a fare la troia davanti a degli sconosciuti. Per entrare nel sito internet Laura sceglie un nome semplice, di fantasia. «Volevo qualcosa di normale, dal suono gradevole. Non di quelli che ti riconducono in modo diretto al sesso, tipo Monicasupersex, oppure missporcona, donnavogliosa, bambolasexy. Il mio era un nick chiaro, fresco, sincero, malizioso quanto basta: un nome di fantasia che in qualche maniera rispecchiava me, il mio modo di essere, di pormi non solo a letto ma nella vita.» Non me lo dice. La comunità virtuale conta più di mille ragazze, belle, spigliate, prive di qualsiasi freno inibitorio. Gli utenti sono almeno due volte di più. Laura naviga in lungo e in largo per studiare le dinamiche, carpire i segreti. Scopre il meccanismo per cui ogni volta che una donna si esibisce guadagna dei crediti, che poi si possono tramutare in soldi. «Per me questa era una novità, qualcosa a cui non avevo mai pensato. Mi faceva sorridere la prospettiva che il semplice esibirsi potesse avere una ricompensa economica. Come farsi pagare per mangiare un dolce, per andare al mare, o per fare qualsiasi altra cosa che ci procura piacere. Io e il mio compagno eravamo abituati al gioco del mostrarsi, del vedo e non vedo. Ma che questa attitudine potesse addirittura essere messa in vendita, be’, mi suonava insolita.» Il viaggio è iniziato. Laura è nella lista dei passeggeri. Il primo passaggio è la chat pubblica, con la propria immagine disponibile a tutti gli utenti del sito.

Tra le ragazze c’è chi si mostra in pose sexy, chi sorride, chi ammicca, chi strizza l’occhio. Nulla di spinto. Come nei vecchi bordelli di un tempo che quelli della mia età purtroppo hanno visto solo al cinema, al cliente navigatore viene lasciata la possibilità di scegliere. Clicca sul link della favorita e se la trascina in privato. Da questo istante i suoi crediti iniziano a essere trasferiti alla ragazza. Più passa il tempo più lei ne accumula. Di solito dieci minuti travasano circa trenta euro, il sito internet ne trattiene la metà. Laura non è in cerca di soldi. Eccola. «Ho indossato una micro maglietta bianca strizzatette che mi copriva il seno e un po’ il pancino, lasciando scoperto l’ombelico e i fianchi. Poi una minigonna nera con le pieghe e sotto un minuscolo perizoma trasparente. Niente calze, cosce nude, solo scarpe altissime di pelle nera.» Funziona. «Senza esserne consapevole, avevo creato la lolita morbida e maliziosa che rientra nell’immaginario erotico di molti uomini. Ero diventata la bambolina sexy. E non tanto per l’età, lontana da quella di una ninfetta, ma per le mie forme, per il mio corpo caldo e sinuoso: seno non piccolo e nemmeno grande, fisico minuto ma non magrissimo, culo alto e tondo con sopra due fossette.» La webcam è aperta. Laura è pronta. «In tanti mi chiedevano se era la mia prima volta. Volevano sapere chi ero, da dove ero collegata. Mi invitavano ad alzarmi, a far svolazzare la gonna, a girarmi per far vedere anche il culo. Io ero divertita, compiaciuta di esibirmi, di ancheggiare e scoprire che i miei movimenti tutt’altro che innocenti per molti di loro erano fonte di eccitazione.» Piovono apprezzamenti, patetici quanto teneri. «Io non li amo molto, se devo essere sincera. A maggior ragione in quella sede. Li detestavo. Anche perché, come ho scoperto in seguito, più ne ricevevo più le altre ragazze si infastidivano. È un sito che ripaga in denaro ciò che fai, quindi è ovvio che non tutte stanno lì per giocare, ma per guadagnare. Motivo per cui ogni nuovo potenziale cliente viene conteso, anche a colpi bassi. Solo che secondo me gli uomini lo capiscono se stai recitando una parte o sei te stessa. Ecco perché molti si buttavano tra le mie braccia o delle poche altre che erano spinte dalle mie stesse motivazioni.» La prima volta. Laura sorride, mostra appena la lingua. Maliziosa, allusiva. Con due dita sfiora i capezzoli turgidi e imploranti da sotto la maglietta bianca. Poi porta l’indice alla bocca come a voler inumidire le fantasie, sue e di chi la sta osservando. Non lo sa ancora: è appena sbocciato una sorta di rituale, fatto di gesti e piccoli movimenti, che andrà a caratterizzare la presenza di questa nuova lolita del web. Ha dato vita a un personaggio nuovo, con una identità ben definita. Pochi minuti. Qualcuno l’ha già bloccata in privato. «Mi dice subito che è molto eccitato, e che la colpa è solo mia. Anche lui apre la sua cam. Non si fa vedere in faccia, si sta toccando. Lui vuole giocare con me. Mi chiede di mostrarmi, di farmi vedere meglio, di farlo divertire. Le sue parole, le sue richieste, l’immagine di lui che si masturba: mi fa sentire porca. Puttana. Sono disinibita. Sono pronta a tutto. Sono capace anche di cose estreme. Mi alzo, mi allontano pochi passi dalla telecamera, gli voglio mostrare la mia figura per intero. Voglio che mi veda tutta. Come sono vestita, come sono. Ho voglia. Sono eccitata. Sono eccitata da morire. Mi eccita farmi vedere, è più forte di me. Sono in piedi davanti alla webcam, comincio a muovermi. Mi accarezzo la pelle, la bocca, il seno. Scendo con la mano sotto la gonna, tra le cosce. Con una mano sollevo la mini con le pieghe. Mi giro. Gli faccio vedere il culo con il perizoma che si infila tra le mie natiche. Lui impazzisce dalla voglia. Lo sento, lo vedo muoversi, frenetico. La cosa mi rende folle, sono folle di desiderio. Sento che sono bagnata. Glielo dico. Voglio vedere la sua reazione. Che fa, che sta facendo? Vuole che mi metta più comoda. Vuole vederla. Mi siedo sulla poltroncina, sistemo meglio la cam, apro le cosce, mi tocco sopra le mutandine fradice. Mi chiede di spostarle un po’ e di infilare le dita dentro. Si accorge che sono depilata. Dice che ha voglia di leccarmela. Sì. Io mi tocco. Dentro, fuori. Mi tocco. Anche lui si tocca. Ce l’ha bello duro. Mi dice cose pesanti, sporche. La mia eccitazione sale al parossismo. Godiamo insieme. Vuole vedermi in faccia mentre mi bagno. Restiamo in silenzio. Pochi attimi. Poi ci diciamo qualcosa. Mi saluta, vuole farlo ancora. A domani.» Il pomeriggio successivo Laura è lì. E anche quello dopo, e quello dopo ancora. Lo fa con lui e con altri. Le piace, gode, si diverte. Ogni volta con un look diverso. Si trasforma da maliziosa Lolita in una più aggressiva femmina con vestito nero e calze autoreggenti. Gonna corta, hot panty in latex, camicia bianca e jeans, abito elegante da sera. Gli abbinamenti cambiano in base alla situazione mentale che Laura proietta nell’esibizione. È un gioco, ma un gioco che le deve procurare piacere. «Gli uomini che frequentano questi siti…» La interrompo. Le racconto la storia uscita qualche tempo prima sui giornali inglesi. Lui e lei, trentenni. Si conoscono su internet dietro gli pseudonimi di Sweetie e Prince of Joy. Lei confessa di essere sposata, il marito però è un disastro. Anche lui ha una moglie, ma è una donna insopportabile, ecco perché la tradisce. Sweetie comprende, pure lei fa cornuto il suo uomo. Tra i due nasce un vero feeling. Lui la capisce, lei lo capisce. Se solo si fossero conosciuti prima. Ma sì, perché non incontrarsi? Lo fanno, e quando si trovano l’uno di fronte all’altro scoprono di essere marito e moglie. È finito tutto in mano agli avvocati. Laura sorride. «Gli uomini che frequentano questi siti sono in cerca di avventure, di ragazze che amino non solo farsi guardare ma godere. Tra di loro ci sono giornalisti, avvocati, professionisti, calciatori, carabinieri, operai, impiegati, studenti. Anche gente invalida che riesce a nascondere il proprio handicap. Alcuni sono di passaggio, altri frequentatori assidui.» Ognuno di loro l’ha vista sorridere, fare la gatta morta, contorcersi. Laura non si è mai tirata indietro. «L’ho fatto in tanti modi. Sul letto, in piedi appoggiata alla sedia, sdraiata per terra sul tappeto. A mani nude, con il vibratore, anche uno davanti e uno dietro. Ho fatto pissing. Ho scopato in diretta con il mio compagno. Qualche volta anche con due uomini insieme. Scopata e sborrata in faccia, con il piacere aggiuntivo di farmi guardare. Poi ancora sul tavolo, in doccia, in campagna mentre mi masturbavo da sola sopra una balla di paglia. Ogni cosa su precisa richiesta dei miei fan. Ma godevo anch’io: orgasmi su orgasmi, senza limiti.»

È durata tre mesi. Le è rimasta una esperienza che oggi definisce illuminante oltre a un paio di conoscenze. «Sono diversi i motivi che alla fine mi hanno portato a cancellare il mio account. Non mi piaceva il fatto che mi dovessero pagare. Non mi ero iscritta per soldi, ma per gioco. L’esibizionismo per me è un piacere profondo. È pur vero che nella vita i piaceri si pagano, ma il vincolo economico mortifica quella che per me è un’arte: libera espressione di un improvviso e irrefrenabile desiderio di farsi vedere. Nel sito ero tenuta al rispetto di una infinità di regole. Per esempio quella di non mostrarmi troppo nella cam pubblica. Lo show, quello vero, spinto, doveva avvenire solo in privato, cioè a pagamento. Tante volte sono stata bannata perché osavo qualche posa spinta anche nelle cam pubbliche. Rischiavo di diventare una camgirl poco conveniente per chi gestiva il tutto. Ma come ho già detto, a me dei soldi non importava nulla. E a poco a poco tutte quelle regole e restrizioni hanno fatto scemare la mia vena esibizionistica. E poi c’è la mia dimensione sociale. Ho un lavoro pubblico, prima o poi qualcuno mi avrebbe riconosciuta. Il gioco vale la candela? C’è poi il problema degli uomini con cui interagisci: molti si affezionano, vogliono incontrarti, vogliono sapere chi sei. Sono disposti anche a pagare per poterti avere dal vivo. E più ti rifiuti più sono disposti a investire, anche cifre che mettono paura. Ti chiedi: ma dove mi sto infilando? L’eccessiva mercificazione fa a pugni con il mio modo di essere e di vivere: io sono una esibizionista vera. Tutto il resto non conta. L’ho provata, mi sono divertita, ma alla lunga preferisco l’atto libero e improvvisato che fa del mostrare il proprio corpo la sublimazione erotica per eccellenza. Molti mi volevano vedere da sola. Fanno parte di quella categoria di uomini che vogliono sentirsi padroni della donna che hanno davanti. Quando mi esibivo in coppia con il mio compagno attiravo invece quelli che amano assistere all’atto sessuale in sé. Preferisco farlo con il mio compagno: è solo assieme a lui che ritrovo il vero godimento. Nella complicità  di coppia mi procuro il piacere di farmi guardare dal mio uomo, di sentirmi porca, animale senza freni e senza regole se non quelle imposte dalle sensazioni fisiche che prendono il sopravvento.» Spregiudicato. Lento. Soffice. Leggiadro. Delicato. Caldo. Irrispettoso. Impavido. Armonioso. Garbato. Generoso. Imprudente. Sfacciato. Misterioso. Non c’è nulla di più bello al mondo che lo sguardo eccitato di una donna. Gli occhi di Laura faticano ad arginare il richiamo della carne. Una vecchia lampadina appesa a una corda fa cadere sopra le nostre teste una luce fioca e silenziosa. Siamo seduti sopra le panche di legno di un tavolo tozzo, affacciato sulle saline di Trapani. Laura racconta, Alberto ascolta. Ma la presenza dell’uomo non è irrilevante. Anzi, mi appare rinfrancante, dominante. Raptus. Guardo lui. Non cerco una tacita approvazione, il mio è un riconoscimento al maschio che ha segnato il territorio. Pochi secondi, cerco gli occhi di lei. Ce l’hai le mutande? «Sì.» La mia voce trema. La sua no. Le mie pupille si muovono, le sento. Le sue no. Di che colore sono? «Nere, perizoma nero.» Dammele! Laura. Sublime e totalizzante è lo sguardo di una femmina… Le sue mani scendono sotto il tavolo. Gli occhi rimangono fissi sui miei. Eccole. Ce le ho. Le sue mutande. Fino a un niente fa erano tra le sue cosce. Ora sono qui, nelle mie mani.  Le annuso. Guardo Alberto. Tieni. Lui le mette in tasca. La sua faccia non tradisce alcuna espressione. Propongo un brindisi. Laura e Alberto mi raccontano di una avventura vissuta in un bosco, qualche giorno prima. Si erano appartati e stavano scopando, quando hanno avvertito la presenza di un uomo dietro il cespuglio. Ci hanno giocato, poi lo hanno fatto avvicinare. Sono quasi le undici. Tra un po’ dovranno scappare. Il tempo che mi è stato concesso sta per scadere. «Alberto è superdotato» dice Laura. Non le ho chiesto nulla. «Le donne hanno la tendenza a dire che le misure non contano: tutte cavolate. Io non amo l’uomo troppo galante, pieno di smancerie. Ho bisogno di essere trattata da troia. In questo gioco devo sentire forte il senso di sottomissione. Il mio uomo deve essere egoista, senza fronzoli, cattivo.» Cattivo. Un ragazzo è seduto di fronte a noi, a poca distanza. Non le ha mai tolto gli occhi di dosso. Ha capito di cosa stavamo parlando. Laura se n’è accorta, a tratti ci ha pure giocato. Le mutande prima me le ha passate da sopra il tavolo. Cattivo. Guardo Laura, le indico il ragazzo. Un cenno. Basta. Non so cosa possa voler dire, non ho un progetto, voglio solo vedere fino a che punto è capace di spingersi. Mi alzo. Vado dentro a pagare il conto. Esco. Siamo in quattro. Camminiamo verso il parcheggio. Alberto mi invita a entrare in macchina e sedermi accanto a lui. Laura è fuori, in piedi, vicina al suo finestrino. Io e Alberto la guardiamo avvicinarsi al ragazzo. Lo tocca, lo bacia, gli apre la cerniera. Ce l’ha in mano. La muove lenta. Guarda verso di noi. L’altro è come avvolto dal buio. Cattivo.  Mettiti in ginocchio. L’ordine di Alberto. Laura si arrotola il vestito in vita. Il respiro del ragazzo si fa sempre più affannoso. Come fa una donna a capire esattamente quando? Accovacciata tra due macchine nel buio di un parcheggio fuori città, accoglie sul suo petto nudo lo sperma dello sconosciuto.

Babilonia, viaggio nell’italia del sesso, di Carmelo Abbate, Piemme, 345 pagine, 17,50 euro

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