A SANGUE FREDDO – La vita sciagurata di Erika e Omar

Un ragazzo qualunque, che sognava di fare il disk-jockey. Una ragazza decisa, fredda ecarismatica. Un amore morboso, che non accettava divieti né limiti. Una passionecontro tutto e contro tutti. Perfino contro la madre e il fratellino. Un’ insegnantedi Erika: “Quella ragazza dentro era molto diversa da fuori. Sdoppiata. Disturbata” Ilricordo dell’ allenatore di Gianluca: “Era il bambino che tutti vorremmo avere”

Cosa racconterebbe oggi il bambino Gianluca De Nardo? Che quella sera ha sentito urlaagghiaccianti e si è precipitato giù dalle scale in cucina. Che l’ orrore ha fermatoil suo cuore perché sua sorella, sì proprio sua sorella, colpiva con un coltellaccio la mamma, ormai uno straccio di sangue per terra. Che Omar aveva un paio di guanti e stralunato fissava gli occhi azzurri e morti di sua madre. Che al piano di sopra Erika l’ ha inseguito. “Lasciami stare per favore” ha urlato e lei gli ha dato la prima coltellata. Che allora Omar si è messo in mezzo e lui lo ha morso. Ha urlato disperato: “Aiuto, papà”. Che si è trascinato in bagno ma Erika gli stava dietro e locolpiva dappertutto. Che la vista si annebbiava ma adesso era nell’ acqua della vascae cercava in tutti i modi di lottare, di non morire, calciando, urlando,arrampicandosi perfino sulle mattonelle azzurre. Ma quella furia indemoniata che nonera, non poteva essere più sua sorella gli teneva la testa sott’ acqua. E lui moriva da solo. “Papà, dove sei?”. Che poi d’ improvviso non c’ era più male, né paura. Ilsuo piccolo corpo galleggiava con le ginocchia rannicchiate nell’ acqua attraversatadal sangue. Oppure oggi Gianluca direbbe che lo ha ammazzato il fidanzato di sua sorella, Mauro detto Omar. O tutti e due insieme. Chissà. Due versioni, due menzogne,due orrori. Dopo la strage di Novi la vera verità dell’ atroce delitto divora eangoscia ancora gli italiani. Dopo più di una settimana l’ Italia continua a parlarne.Nei bar, nelle strade, sui tram, in televisione e sui giornali. Un’ ossessionecollettiva. Mentre squadre di professori del crimine, giudici e fiumi di psicologi(Paolo Crepet non fa in tempo nemmeno a cambiarsi il maglione tra una trasmissione el’ altra) occupano trasmissioni e programmi alla radio.

Anche Novi Ligure è assediata.Si fanno file per intervistare il parroco, attese estenuanti per entrare nella scuola della ragazza e la villa della morte è diventata un palcoscenico permanente. Ma perché non si è parlato così del ghiaccio e della ferocia di Pietro Maso, assassino altrettanto efferato dei suoi genitori? Oppure di Ferdinando Carretta? Perché il delitto di Novi ha un valore aggiunto: Gianluca, il bambino, il fratello. Uccidere lamadre, il padre per odio, per pazzia, è purtroppo già accaduto. Siamo rassegnati asapere che qualche figlio può perdere per interesse l’ amore e la pietà per una madre.E’ un orrore più facile da accettare. Ammazzare un fratello di 12 anni no. Sono gliocchi di Gianluca, il suo sorriso, che non fanno dormire gli italiani. E’ sapere che Caino, anzi che Caina, esiste. Che vive fra noi. Che può essere una sorella, una figlia, gentile. Normale. Così di primo acchito Erika è stata descritta dai giornali eda tutti. Così ne parlano, ne parlavano perfino dopo la scoperta della verità amicisbalorditi. Una brava ragazza, affettuosa e premurosa, era nelle parole della sua ziaprediletta, Vittoria De Nardo: “Giocava con suo fratello per ore, aveva grandepazienza. Da piccola era una ballerina classica speciale, da grandi ci ha riempiti diallegria. Suo fratello? Era la sua prima tifosa sul campo di calcio e nella vita”.

Poi, giorno dopo giorno, nella nebbia del rallentatore tv guardiamo le stesse immagini di lei. Erika entra ed esce dalla casa piena di sangue dei suoi cari. Ma è sempre lei davanti a tutti, la testa alta, la bocca seria. Omar viene dietro, gli occhi schiacciati a terra, e dietro anche suo padre Luigi. Impietrito. Quando i giornalisti le premono addosso, Erika chiude il pugno e tira fuori l’ indice. Non può essere il gesto di una disperata. Anche nell’ antico e affrescato collegio San Giorgio assediato dalle telecamere il suo preside si affanna a raccontarla ragazza meravigliosa. Ma mentre don Erasmo si impegna a fermare interviste sugli inginocchiatoi e dentro i confessionali della cappella, la professoressa Cristina Bagnasco dice la verità:”Erika dentro era molto diversa da fuori. Sdoppiata. Insegno ginnastica, ma il corpo parla più delle parole. Era una ragazza fortemente disturbata. Ho avvertito sua madre,forse non mi ha creduto, poverina. La follia è subdola, nascosta, cova dentro i cervelli più brillanti e si manifesta guarda caso proprio a quest’ età. E nei raptussi colpisce spesso chi si ama di più. Perché nessuno lo ha detto?”. Improvvisamente ilbuio si apre. La freddezza di Erika nel dopo, la limpidezza ossessiva dei racconti, laforza delle menzogne. Un’ altra insegnante ha bisogno di parlare. “In pochi mesi Erika era diventata il leader della classe. I ragazzi subivano il suo fascino, la superiorità, il magnetismo. Era un’ attrazione fatale per tutti”. Anche per Omar. L’aveva conosciuta a giugno e dopo un solo incontro di passione era sparita. Per due mesi. Dopo, il ritorno e a quel punto il travolgimento. Sempre insieme, mille telefonate. Mille regali e pensieri. Lui tiene la sua fotografia attaccata sotto lacamicia. Lei ha studiato una suoneria speciale del cellulare solo per loro. Lui l’accompagna dovunque pur di vederla, di sfiorarla un attimo. Lei tiene la sua voce registrata e la sente e la risente nelle cuffie.

Gli amici di Omar spariscono: “Da quando è arrivata Erika non c’ era più; Omar aveva un unico sogno: diventare diskjockey. Erika si era ingoiata perfino la sua passione per la musica” racconta uno che lo conosceva bene e che lo rimpiange. Stare insieme, baciarsi, abbracciarsi. Fondersi.”Farlo tutti i giorni” a tutti i costi. Di mattina, di sera (mi chiedevano spesso la macchina perché non avevano altri posti). Non è un amore da adolescenti, è qualcosa di più. Che porta via il corpo e forse anche la testa. Di tutti e due. Lui è gelosissimo: una volta per strada lei incontra un’ amica che le fa una battuta su un corteggiatore di Erika. Lui le gira la faccia con uno schiaffo. “Di’  al tuo amico che ce n’ è anche per lui”. Omar la aspetta dietro l’ angolo fuori da scuola, passa ore sulla panca di legno della palestra. Lei, guarda caso, fa kickboxing. Un talento di poche donne. Il suo pugno è dritto, potentissimo. Quasi “anormale” per una ragazzina. Ma poi a lei i ragazzini non piacciono. Se c’ è da divertirsi insieme si vedono quelli più grandi. Compagnie di Pozzolo, anche di Alessandria. Ragazzi strani. E forse sono loro che portano agli spinelli e a qualche cos’ altro di più.

La droga nella storia affiora sempre, come una spiegazione, come un alibi. Forse come la verità: “Lui mi ha fattoprovare per primo la cocaina” ha detto lei negli ultimi interrogatori di questigiorni. “Erika mi ha detto di aver usato eroina per dimenticarmi” sembra averconfessato Omar. Sopra tutto e tutti lo sfogo di uno dei ragazzi della stazione:”Finitela col cercare un solo colpevole: lei era la regista. Ma lui un primo attore,cioè una degna spalla”. Dall’ altra parte in via Lodolino, tra le ville a schiera, c’è la famiglia del Mulino Bianco. Francesco De Nardo è uno dei dirigenti più amati allaPernigotti. Uomo eccellente. Educato, serio. Viene da Maida in Calabria ma “è stato ilpiù nordico cioè il più perbene dei miei capi”: la signora Nella Bracco, ex dipendentedella Pernigotti, è triste. L’ ingegnere predilige i ravioli dell’ hotel Corona, gioca a calcetto, come quella notte maledetta, sotto il pallone bianco del centro sportivoIlva.

La bionda moglie Susy segue la perfezione come e più di lui. E’ figlia dellamerciaia di San Giovanni Bosco ma è una signora. Bella, allegra, viva. Al Cenasco,centro assistenza contabile di Novi, la chiamavano, fino al ’97, anno in cui ha smessodi lavorare “Susy l’ orologio”. Ha una passione inconfessata per le scarpe e unaconfessa per i testi sacri. Un trasporto non solo spirituale ma anche intellettuale,parole sue, per Santa Caterina. Le piaceva Dio come la vita, né uno né l’ altra l’hanno ricompensata. Daniele Risso, allenatore dei pulcini della Novese calcio, non cela fa neppure a parlarne. “Era il bambino che tutti vorremmo avere” dice e la sua vocesi rompe. Gli inverni in casa De Nardo erano davanti al caminetto, cene nella stanzacon la vetrina piena di cornici d’ argento, sfide al biliardo nella taverna, invitirari nel salotto cinese di ebano e avorio. Giorni e notti uguali e terribilmenterassicuranti. Ma la normalità, come diceva Gogol, è il nido preferito della follia.Erika cova una grande gelosia nei confronti della madre. La spia, la guarda, lacondanna. Susy brontola per ogni piccolo ritardo, la controlla, la segueamorevolmente. Non ama Omar e questa storia di abisso di amore. Insomma, questo rigoreè l’ affronto più grande alla sua voglia di libertà. “Uscivamo dalla palestra e Susysi sistemava davanti allo specchio. Alzo la testa e vedo dietro di noi gli occhi diErika, un bagliore nero, un odio fondo. Non lo dimenticherò mai”. L’ amica di SusannaDe Nardo piange. “Eppure, Erika amava sua madre e anche suo fratello. Moltissimo. Piùdi ogni altra cosa”.

Una doppiezza di sentimenti e di anima che Erika dimostra anche nel video girato in segreto per smascherarla. Erika: “Era da fare subito… solo che non c’ era tempo a casa…”. Omar: “Posso parlare..”. Erika: “No, porco… dirò sempreche non sei stato tu…”. E quando i carabinieri entravano nella stanza, lei tornavaimmediatamente mesta e arrendevole. Da sola con Omar pianti improvvisi, sussulti esubito dopo violenza, bestemmie e schiaffi. “Tranquillo, io di te mi fiderò di ognicosa… fagli trovare il tuo sangue qui”. Un comportamento che fa sospettare chequello che oggi dice Omar sia vero. “Rimani qui: adesso ammazziamo anche papà” sembra aver detto Erika davanti al sangue della madre e del fratello. Rimanere finalmente soli, padroni del tempo e dell’ amore. Senza limiti né divieti. Senza attese. Ma qualè il giovane che almeno una volta nella vita non ha pensato del padre o della madre troppo severi “adesso lo ammazzo”? Poi la realtà vince sull’ irrealtà, l’ equilibrio ferma l’ attimo di follia. Ma se l’ irrealtà corre dentro la pazzia non c’ è piùscampo. Comunque la caccia al movente continua infinita. Ogni giorno un’ ipotesi, ogni giorno un nuovo titolo, ogni giorno un sospetto. Tra i molti si mormora perfino che Gianluca e Susy siano morti per denaro. Per eredità. Su questo nuovo palcoscenico nonsarebbero più i ragazzi gli unici attori ma gli adulti. L’ adulto. Forse uno zio,forse un parente stretto, forse addirittura di più… Domani in quella casa di genteper bene macchiata dal sangue qualcuno troverà un altro indizio, troverà un’ altraverità. O forse proprio in quel bagno dove nella vasca a triangolo, nell’ acquatiepida Gianluca è morto con le gambe rannicchiate. Come per tornare nel grembo di sua madre.

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