America Oggi – Stati Uniti – L’Inferno in Chiesa

I sacerdoti e il sesso. Ovvero: ipocrisia e dolore, il tutto condito dal disagio psichico. In Sex and the Vatican (Piemme Editore) il giornalista Carmelo Abbate  racconta con ogni particolare moltissimi episodi sconvolgenti ed esplosivi. Ci sono preti omosessuali che fanno ben poco per nascondersi: partecipano ad affollati festini gay per poi, concluse le orge, indossare la stola celebrare tranquillamente Messa. Ci sono pratiche, invece, amano le donne e con loro si comportano come la maggior parte degli uomini:qualcuno si rivolge alle escort, altri fanno i playboy e collezionano parrocchiane; qualcun altro si innamora per davvero, magari mette anche al mondo un figlio e poi o fa finta di nulla (il classico: «Arrangiati, donna, non è affar mio») oppure viene discretamente allontanato dalla Curia in un’altra chiesa a centinaia di chilometri di distanza, secondo la millenaria regola non scritta del: «Pecca pure, figliolo, ma senza dare scandalo». Infine, per non farci mancare nulla, ci sono anche i preti che violentano le suore. Tutti episodi veri e documentati; in alcuni casi filmati di nascosto e visibili su YouTube, cioè a disposizione del mondo intero.

Libro forte e scomodo come pochi, questo“viaggio segreto nel regno dei casti”  come recita il sottotitolo, sta avendo uno strano successo in Italia. Non è nelle classifiche perché lamaggior parte dei giornali e delle televisioni,ricevuta l’imbeccata “dall’alto”, non ne parlano. Ma ormai, nell’era di internet, si sa che le censure non funzionano più. Il passaparola sui blog, nei social forum, nei liberi media online èpiù potente. Poi, a far saltare il tappo – facendo capire che, su un argomento così delicato non è possibile continuare a voltare lo sguardo dall’altra parte – è arrivato l’arresto del genovese don Riccardo Seppia, il “sacerdote degli orrori”accusato di violenze su minori e di traffico di stupefacenti. Così, nonostante gli ostracismi,Sex and the Vatican sta diventato un caso. Ed è già alla seconda ristampa. Presto dovrebbe essere disponibile anche per i lettori di lingua inglese: il libro è infatti in visione da un paio di editori americani. I francesi, invece, lo possono leggere ormai da vari mesi perché, fiutando l’interesse, ne avevano comprato subito i diritti in contemporanea con l’uscita dell’edizione italiana.

Il libro nasce da un’inchiesta che Abbate ha pubblicato nel settembre dell’anno scorso sul suo settimanale, il mondadoriano Panorama. Il Reportage, Le notti brave dei preti gay, ha fattoil giro del mondo. America Oggi ha quindi deciso di incontrare Abbate. Scoprendo che, da solo,questo “palermitano di provincia”, come si definisce, già si meriterebbe un articolo. Senonaltro perché è la conferma di un fatto ormai abbastanza chiaro. E cioè che i siciliani si dividono in due: quelli che nell’isola, bellissima ma immutabile nei suoi tanti pregi e tantissimi difetti, ci restano e vi si incrostano; e quelli che dalla Sicilia, una mattina fuggono per sempre. Lui, loracconta nel suo sito (www.carmeloabbate.it), appartiene a questi ultimi. Approdato a Milano e ottenuto il sospirato contratto, potrebbe fareil redattore tranquillo. Invece no. Svolge la routine di redazione, certo. Ma la sua passionesono le inchieste sul campo. Cioè, grazie anche a un volto inconfondibilmente meridionale, si finge curdo e marocchino. «Per documentarel’inferno del lavoro nero» nei campi del Sud, a raccogliere pomodori sotto il sole che brucia,per pochi euro e sotto lo sguardo crudele di“caporali” italiani, tra mille paure, violenze evessazioni. Si maschera da medico e documenta i casi di malasanità. E, per questa sua ultimaimpresa, si è finto gay ed è andato per davveroai festini. Insomma, nonostante il sorriso e gliocchi allegri e mediterranei, è un reporter inquieto e d’assalto. Con una fissazione che, soprattutto a certe latitudini, può essere pericolosa: «Contrastare l’omertà e il silenzio, sceglieredi raccontare. Sempre».

Ma in Francia non hai avuto problemi.
«No. L’editore Lafon, che aveva avuto il libro in visione quando il progetto era statopresentato alla Fiera di Francoforte, ha potuto ottenere le consuete recensioni e farlo circolare senza problemi. Io sono stato intervistato e ho parlato a varie radio. Insomma: ciòche avviene normalmente in questi casi. Il libro è entrato nelle classifiche francesi e suAmazon ci sono stati molti acquisti. Però, leprime avvisaglie che ci sarebbero state difficoltà le ho avute proprio lì. L’agenzia FrancePresse, contattati il Vaticano e la CEI, la Conferenza episcopale italiana, si è sentita rispondere che di questo libro era meglio non parlare. Per evitare di fargli pubblicità».

E così, fino a quando non è esploso il caso di don Seppia, la stampa ufficiale italiana è statapraticamente zitta.
«Il libro non è stato mai citato in nessuno dei  programmi  cuturali,  né  della radiotelevisione pubblica né di quelle private. Con pochissime eccezioni. E nemmeno suigiornali. In contrasto con quanto avveniva incontemporanea sui social forum e nei blog. Lastampa estera, però, si è accorta di questoboicottaggio silenzioso. ‘The Guardian’, peresempio, ha scritto un articolo per raccontareche si stava cercando di affossare “Sex andthe Vatican”».

Ma non te l’aspettavi proprio questa reazione, visto l’argomento?
«Certo che me l’aspettavo. Sia io sia l’editore. Avere scelto un titolo che riecheggia provocatoriamente la serie “Sex and the City” ciaveva preparato a quello che sta succedendo.Averlo scritto in inglese, però, è stata una scelta voluta: per tentare di portare l’argomentofuori d’Italia. La cosa sta funzionando. Qualche settimana fa, l’editore tedesco Bertelsmann- uno dei più grossi in Europa – ha comprato idiritti. E ci sono trattative con gli spagnoli.Perché in America Latina ci sono state molterecensioni».

Quando hai fatto l’inchiesta per Panorama, pensavi già di ampliarla e approfondirla in un libro?
«No. L’inchiesta era stata scrupolosissima. Non mi sono mai documentato tanto, tuttele interviste che ho fatto sono state vagliateall’ultima parola. Ma pensavo di finirla lì. Èstata la reazione del Vaticano a farmi cambiare idea. Hanno detto che, sì, magari c’era delvero ma che si trattava di pochi casi isolati,solo tre mele marce. Tre mele marce? Allora miè venuta voglia di indagare ancora più a fondo».

Al di là di questa reazione diciamo “ufficiale”, qual è secondo te il giudizio del Vaticano sul fatto?
«Mi sono fatto l’idea che il vero interessesia soltanto quello di coprire lo scandalo. Insomma: comporre e spostare, comporre e spostare. Sono ben consapevoli che molti sacerdoti, anche nelle alte gerarchie, hanno unadoppia vita. Magari pure delle “mogli” e deifigli. Ma l’atteggiamento è: “Pecca pure quanto vuoi, ma con discrezione”. Il prete che haavuto dei problemi con una donna, viene spostato in un’altra parrocchia lontana e poi,sottovoce, gli si fa capire che se vuole puòcontinuare a farsi i chilometri avanti e indietro».

E i sacerdoti diretti interessati, sia quellieterosessuali sia gli omosessuali, che cosa tidicono?
«Tutti la stessa cosa: “Noi, prima di esserepreti, siamo uomini”. Ed è esattamente la tesi di fondo di questo mio libro, ciò che penso: è folle credere e pretendere che una persona possa reprimere la sfera più istintiva e primaria della propria essenza, la sessualità. Non funziona. Fa scatenare l’opposto, l’ossessività verso il sesso. Che diventa malsana e malata. Non faccio differenze tra etero e omosessuali,non mi interessa che cosa una persona adulta faccia nel chiuso di una stanza con un’altrapersona adulta e consenziente. Ma se vedo esento, come mi è stato proposto, di fare sessoall’interno di un confessionale, o sull’altare ousando calici della Messa o altro, allora nonposso non capire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Aggravato dalla solitudine».

La solitudine?
«La maggior parte di quelli con cui ho parlato e di cui ho raccolto le storie, sono dellamia fascia d’età, tra i 35 e i 45 anni di età.Dicono Messa, partecipano a qualche incontro parrocchiale e poi… passano il resto deltempo rinchiusi nelle loro stanze. Da soli, senza una famiglia, una persona intima con cuiparlare. Questa è gente che finisce per starmale, non ha serenità. Depressione e alcolismosono all’ordine del giorno. Sono esseri umaniche soffrono e che, conseguentemente, finiscono con lo svolgere male il proprio ministero.Da questo punto di vista mi sento di dire chequelli che hanno una vita sessuale anche nascosta, purché non portata agli estremi delladeviazione, finiscono con il fare meglio il proprio “mestiere”. Perché, in un qualche modo,cercano di trovare quella serenità. E questovale per tutti, anche gli omosessuali. Quandosento le alte gerarchie cattoliche definire “malvagi” i gay e le lesbiche, mi girano le scatole.E te lo dico da eterosessuale».

Ma quindi questi preti, almeno quelli chehai sentito tu, sono contro il celibato imposto dalla Chiesa?
«Sì. O meglio: la maggior parte lo vorrebbe facoltativo. In tanti mi hanno detto: “LaChiesa dovrebbe lasciare la scelta a noi”. Poi,magari, in tanti sceglierebbero lo stesso il celibato. Ma, a questo punto, sarebbe liberamente voluto, non imposto. Vedi, io ho raccolto tantissimi dati e ho cercato di farlo nellamaniera più seria possibile. Ma ho precisatonel libro che non ho cifre ufficiali. Però, dettoquesto, la sensazione che ne ho ricavato, fattialla mano, è che almeno tre quarti del cleronon rispetta il voto di castità. In un modo onell’altro. Allora, mi domando: perché questagrandissima ipocrisia, questa doppia morale?»

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2 risposte a America Oggi – Stati Uniti – L’Inferno in Chiesa

  1. Rita de Cassia de Britto scrive:

    D’accordo con te. Sono brasiliana, oggi spirita Kardexista, e sono molto preoccupata, con la situazione della chiesa catolica. Penso come te, che bisogna credere nel mondo migliore, e descopri la verita. Bravissimo il tuo coraggio, ha scelto la verita, per questo sono con te.
    Rita. Scusa il mio italiano.

  2. Carmelo Abbate scrive:

    ciao rita, scusa il ritardo. ti ringrazio di cuore, carmelo

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