Ecco perché la Chiesa ha scelto un papa sudamericano

La grave crisi della Chiesa cattolica in America Latina ha pesato nella scelta del nuovo papa…Il 7 marzo 2010 una campagna di apostasia molto dura è stata lanciata in Argentina, con lo slogan «Non in mio nome!». Risultato: in un solo giorno, oltre millecinquecento cattolici si sono sbattezzati. C’è di che riflettere.

papa-francesco-i-si-affaccia-su-piazza-san-image-10174-article-ajust_930I problemi non mancano neppure in Brasile, in quello che un tempo la Chiesa definiva il paese più cattolico del mondo: 94 per cento di fedeli negli anni Cinquanta.
Ma da quel momento in avanti l’erosione di fedeli non si è mai più fermata.
L’ultima ricerca è del 2010. L’istituto demoscopico Datafolha stima in sei milioni le persone che nel decennio precedente hanno abbandonato il cattolicesimo. La maggior parte per abbracciare le nuove sette evangeliche locali, soprattutto neopentecostali, di matrice statunitense.
Si può ipotizzare che nel maggio 2007, quando papa Benedetto XVI visita il Brasile, la percentuale dei fedeli fosse precipitata al 64 per cento.
Il 64 per cento!

L’intera America Latina è toccata dal fenomeno delle nuove Chiese, soprattutto evangeliche.
Secondo un rapporto dello Iudop, l’Istituto di ricerca dell’Università centroamericana, gestito dai gesuiti, solo in El Salvador i neopentecostali sono ormai il 38 per cento della popolazione, contro il 16 per cento del 1988.
Il Guatemala, storicamente il paese più cattolico del Centroamerica, è diventato negli ultimi anni il paese più neoevangelico.
Per gli esperti, la visita di Benedetto XVI in Brasile del 2007 non è servita a molto e non arresterà il travaso di fedeli dalla Chiesa cattolica romana alle sette neoevangeliche.
Intanto in Brasile proliferano le sette. Come quella del reverendo Moon, ottantenne fondatore della Chiesa del-l’Unificazione, un impero con ramificazioni economiche impressionanti. Un fervente seguace di questa chiesa è monsignor Emmanuel Milingo, esorcista, che il 27 maggio 2001 sposò a New York la sudcoreana Maria Sung, nel corso di un matrimonio collettivo officiato dallo stesso Moon. Pare sia stato proprio lui a scegliere la sposa per Milingo.
Ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI, Milingo ha espresso più volte il desiderio di trasferirsi in Brasile per sviluppare il suo ministero e appoggiare i sacerdoti sposati verde-oro.
Intanto la setta del reverendo Moon ha acquistato nel Pantanal brasiliano, una riserva naturale senza pari al mondo, qualcosa come sette milioni e mezzo di acri di terra.

Oltre al boom delle sette di ogni ordine e grado, altri due fattori scuotono le fondamenta del cattolicesimo brasiliano. Primo: la mancanza di vocazioni e di preti sul territorio, almeno di quelli non sposati. Secondo: gli scandali di natura sessuale.
Il Centro de Estatística Religiosa e Investigações Sociais, ceris, ha svolto un’indagine su 758 preti cattolici brasiliani. Anonimato garantito.
Risultato: il 41 per cento ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali. La metà di loro si è detta contraria al celibato.
In Brasile si stima ci siano oltre tremila preti sposati che hanno fatto tutto di nascosto. Si trovano nelle zone interne e più selvagge del paese o nelle periferie più povere delle metropoli. Vivono unioni stabili e non dichiarate, continuano a celebrare la messa e ad amministrare i sacramenti. Spesso hanno figli non riconosciuti. Non hanno il coraggio di rinunciare ai vantaggi: lo stipendio, la casa, l’auto.
Oltre a questi, ci sono altri cinquemila sacerdoti sposati che invece hanno lasciato la Chiesa cattolica dopo anni di doppia vita.
E qui va detto che quasi mai i vescovi hanno adottato contro di loro misure drastiche. Come la sospensione a divinis, per esempio, che pure qualche anno fa il Vaticano emise contro monsignor Fernando Lugo, oggi presidente del Paraguay.
Nel 95 per cento dei casi, i provvedimenti delle autorità ecclesiastiche sono stati di due tipi: richiamo ufficioso a una maggior discrezione nella gestione della vita privata, trasferimento a migliaia di chilometri di distanza dalla parrocchia in cui i sacerdoti avevano intessuto relazioni sentimentali.
Ma, nove volte su dieci, gli stessi preti hanno deciso di lasciare il sacerdozio.
Se confrontiamo i numeri del Movimento Preti Sposati con quelli ufficiali della Santa Sede, secondo i quali i preti cattolici in Brasile sono poco più di ventimila, arriviamo alla conclusione che il rapporto tra preti cattolici sposati e preti cattolici è di 1 a 4.
Se poi contiamo anche quelli nascosti, il rapporto diventa di 1 a 3.
José Edson da Silva, ex prete di Recife (Nord-est, stato di Pernambuco, una sacca di povertà del Brasile) è il presidente del Movimento. Maria Lucia de Moura è sua moglie.
In Brasile ci sono almeno altre cinquemila donne come lei, ma la sua storia è emblematica.
Maria Lucia proviene dal Ceará, uno degli stati più poveri del paese, nel nord-est. Si iscrive a teologia quando perde la madre per un male incurabile. Proprio sui banchi universitari incontra José da Silva, giovane sacerdote.
Siamo all’inizio degli anni Novanta. Maria Lucia è entusiasta delle lezioni di José. Dopo un anno è incinta. Le autorità ecclesiali se ne accorgono e, per tutta risposta, trasferiscono José in Francia, a Parigi.
La figlia Sonia ha appena un anno. Il costo del biglietto aereo è proibitivo. Sia Maria Lucia che José cadono in depressione.
Per due anni si sentono solo al telefono.
Poi José ottiene il trasferimento a Brasilia, la capitale del paese, a oltre quattromila chilometri di distanza.
José e Maria Lucia si vedono durante le vacanze estive. Nasce Marianna, la seconda figlia. La gerarchia fa finta di non sapere.
Dieci anni dopo José lascia. Si sposa in chiesa, grazie a un sacerdote amico.
Oggi la coppia dirige il mensile «Rumos» e viaggia per tutto il Brasile a raccontare la sua lunga esperienza d’amore.

Per cercare di porre un freno all’emorragia di vocazioni e di fedeli, la Chiesa cattolica ha fatto ricorso a cospicui finanziamenti, soprattutto negli anni di papa Giovanni Paolo II.
Destinatari, gli ordini ecclesiastici che più le assomigliano, almeno nelle modalità liturgiche. A cominciare dai neocatecumenali e dai carismatici, movimenti cattolici che insistono sul ruolo e l’azione dello Spirito Santo nella vita del fedele.
Morale: oggi in Brasile sono le uniche frange della Chiesa cattolica a tenere.
Carismatici sono, per esempio, padre Antonello Cadeddu e padre Enrico Porcu, cagliaritani nell’accento e nel sangue, che a San Paolo hanno fondato una comunità battezzata Alleanza e Misericordia. Pur rimanendo nel recinto della Chiesa cattolica, i due adattano liturgia e comunicazione agli standard preferiti dalla popolazione locale.
Il giovedì sera, la celebrazione di padre Antonello è diventata un evento di cui tutta la città parla e che riesce ad attirare oltre tremila persone. L’appuntamento è per le 19 nello spiazzo antistante alla fermata del metrò Bresser. Si tratta di uno luogo pubblico, ma la sempre severa e a volte corrotta polizia federale ha fatto un’eccezione per il padre cagliaritano e gli ha dato il permesso di celebrare.
Ogni messa dura più di tre ore. Si canta, si balla, si prega con una forza corale che attinge alle radici più antiche e variegate del Brasile. Neri, bianchi, bambini, vecchi, ognuno si muove seguendo il ritmo a lui più congeniale.
In molti cadono per terra, e non per lo stress. Padre Antonello lo chiama il riposo dello spirito, uno stato di pace che si scatena con le sue celebrazioni.
Nessuna traccia del latino tanto invocato da papa Ratzinger, che a differenza del suo predecessore non li finanzia più.
I due sacerdoti si sono inventati la Cristoteca, letteralmente «discoteca di Cristo», dove, dopo aver assistito alla messa, molti ragazzi delle periferie di San Paolo si scatenano sulla pista da ballo. E se vogliono farsi un drink, ci sono a disposizione i Cristo-drink, rigorosamente analcolici. Niente birre e superalcolici, al massimo una Red Bull.

Ma la Chiesa in Brasile è nell’occhio del ciclone anche per una serie di vicende che con l’etica dell’uomo comune hanno poco a che vedere. Come quella della bambina di nove anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno fin da quando ne aveva sei.
La bambina pesa solo trenta chili, il suo fisico non può sostenere una gravidanza. I medici di Recife autorizzano l’aborto. La Chiesa li scomunica.
Livio Moraes, primario all’ospedale dell’Università di Pernambuco, ricorda come la legge brasiliana autorizzi l’aborto in «caso di stupro o pericolo di morte», vale a dire le condizioni entro cui si è venuta a trovare la bambina violentata.
L’arcivescovo José Cardoso Sobrinho risponde sventolando le ragioni dogmatiche: «La legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per cui quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore».
Il ministro della sanità brasiliano dell’epoca, José Gomes Temporão, definisce l’intervento della Chiesa estremista e inopportuno: «La questione è legale, la bambina è stata violentata. Il resto è opinione della Chiesa. Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che, nell’affermare a torto di voler difendere una vita, mette un’altra vita in pericolo».
L’allora presidente Lula dichiara: «La medicina su questo punto è più corretta della Chiesa, e ha fatto ciò che doveva fare: salvare la bambina. Come cristiano e come cattolico mi dispiace profondamente che un vescovo abbia mostrato un comportamento così conservatore».
Il vescovo Sobrinho trova invece appoggio nel Vaticano.
Padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia, afferma: «È un tema molto delicato, ma la Chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte come quello della violenza su una bimba. L’annuncio della Chiesa è la difesa della vita e della famiglia, ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande rispetto della vita. L’aborto non è una soluzione, è una scorciatoia. La scomunica significa anche non potersi accostare al sacramento della comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la Chiesa non può fare la comunione. In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, questa uccisione. Sono protagonisti di una scelta di morte».
L’uomo comune, e il Brasile straripa di uomini comuni, come minimo rimane perplesso.

Insomma, la Chiesa cattolica in Brasile vive un conflitto profondo, specchio anche delle contraddizioni del paese.
Da un lato c’è una base sociale con problemi gravissimi di disuguaglianza, dove realmente urge la presenza di Cristo perché lo stato non vede o è semplicemente latitante (in Brasile non si muore più di fame, ma il 31 per cento della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà).
Dall’altro è sempre più frequente vedere un’élite bianca, ricca e opulenta, che cerca nella religione l’alternativa al tedio esistenziale o un modo elegante per pulirsi la coscienza.
In mezzo, appunto, in una lotta all’ultimo sangue con i gruppi neopentecostali, la Chiesa cattolica. Il rischio è che il mondo cattolico finisca per sgretolarsi proprio dal basso, ovvero a partire da quella base che da sempre è il suo punto di forza. Ed è proprio ciò che sta avvenendo.
Non a caso la Teologia della Liberazione, strumento ideato dalla Chiesa negli anni Sessanta per far sentire la sua vicinanza alle popolazioni più povere, oggi è in crisi come non mai. Le comunità ecclesiali di base, che poi rappresentano le unità operative nelle regioni più periferiche e povere, sono ormai quasi del tutto estinte.
In un quadro che fa acqua da tutte le parti, la Chiesa per difendere la propria immagine reagisce attaccandosi a princìpi che nulla hanno a che vedere con il proprio significato profondo.
Tra i fatti più recenti che hanno fatto discutere, la decisione di querelare la Columbia Pictures per l’utilizzo non autorizzato delle immagini della celebre gigantesca statua di Cristo che domina Rio de Janeiro. L’arcidiocesi della città carioca, che gestisce i diritti relativi alla statua costruita nel 1931, ha chiesto un risarcimento danni per le scene del film 2012 in cui il Cristo viene distrutto nel corso di un’apocalisse mondiale.
Ma c’è di più.
Molti sacerdoti cattolici che operano nei quartieri più poveri delle grandi città spesso consigliano l’uso del preservativo ai fedeli. Come nel caso di padre Luiz Couto, che addirittura in un’intervista rilasciata nel 2009 alla televisione Globo, la più diffusa del paese, ha difeso apertamente l’uso del preservativo in quanto «benefico per la salute collettiva perché blocca la trasmissione di malattie come l’aids».
Dichiarazioni in linea con la politica dello stato brasiliano. L’ex presidente Lula in persona e molti suoi ministri ogni anno distribuivano gratuitamente dieci milioni di condom durante il carnevale. Iniziativa, questa, molto apprezzata dai poveri delle favelas, ma criticata dai vertici della Chiesa cattolica brasiliana.
Nell’intervista, padre Couto si è schierato anche «contro la discriminazione degli omosessuali» e «il celibato imposto al clero cattolico».
Per tutta risposta, l’arcivescovo Aldo de Cillo Pagotto l’ha sospeso.
La gente è subito scesa in piazza contro l’arcivescovo conservatore, invitandolo a «dimettersi e a fare fagotto», in rima con il suo cognome. Piena solidarietà verso don Luiz che, per la cronaca, è anche parlamentare del Partito dei Lavoratori, lo stesso di Lula.
Questo è l’ennesimo esempio di frattura tra la gerarchia e la base. Con i fedeli schierati al fianco di coloro che gli sono vicini nella vita di tutti i giorni e che si dedicano alla soluzione di questioni pratiche più che etiche.
Infine c’è il grave problema dell’apostasia collettiva, ovvero la negazione della fede cattolica ricevuta con il battesimo. Di recente le principali associazioni gay hanno esortato i loro associati a rinnegare la fede cattolica, con tanto di lettera standard da compilare e inviare alla Chiesa brasiliana.
Motivo? L’opposizione del Vaticano all’unione delle persone dello stesso sesso.
Ma il 7 marzo 2010 una campagna di apostasia molto dura è stata lanciata anche nella vicina Argentina, con lo slogan «Non in mio nome!».
Queste le principali contestazioni mosse alla Chiesa di Roma: «Condanna l’aborto e l’omosessualità, boicotta i tentativi dello stato per una politica di educazione sessuale, si oppone all’uso e alla distribuzione degli anticoncezionali, all’eutanasia, al divorzio».
Risultato: in un solo giorno, oltre millecinquecento cattolici si sono sbattezzati.
C’è di che riflettere.

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Una risposta a Ecco perché la Chiesa ha scelto un papa sudamericano

  1. Roby scrive:

    Rivedrei, in base all’ultimo censimento del 2010, i numeri del Brasile: cattolici 64,4%, evangelici 22,2% . Tra il 2000 e il 2010 la chiesa cattolica ha perso circa 12milioni di fedeli. Verificherei anche il refuso su Benedetto XVI… http://www.ibge.gov.br/home/presidencia/noticias/noticia_visualiza.php?id_noticia=2170

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