Abile ad amare, e a fare l’amore (Versione Integrale)

La mia intervista (Versione Integrale) a una donna straordinaria che infrange un grande tabù.

Francesca da dove posso iniziare? Aiutami per favore, sono in difficoltà.

Potresti partire dai modi in cui vengono percepite le persone con disabilità. O come prive di capacità di pensiero, per cui se fanno qualcosa è grazie alla famiglia o agli assistenti. Oppure come dei geni, anche se fai cose semplici e normali, tipo studiare e lavorare.

Quale di queste due situazioni ti è capitata di più?

Entrambe. Di recente un uomo anziano, con grande bontà d’animo, per carità, mi ha detto: fatti portare nel mio orto, vieni a mangiare le ciliegie, così esci un po’ di casa e prendi un po’ d’aria.

Tanta buona fede, come dici tu. Ti è successo di peggio?

Avevo scritto a una agenzia di modelle, sezione trucco.

Ho chiamato per sapere se il posto era accessibile alle carrozzine, mi hanno passato il direttore che mi ha detto che non era c’era una sezione aperta ai disabili.

Quanti anni hai?

Ventinove.

Qual è la tua situazione, come dire, di disabilità?

Ho una atrofia spinale: una malattia neuromuscolare che provoca un indebolimento generale di tutti i muscoli.

Le conseguenze sono soltanto di natura motoria?

Una parte delicata è quella respiratoria, anche un semplice raffreddore può diventare rischioso.

Sei sempre stata in carrozzina?

Ho smesso di camminare all’età di sei anni.

La tua malattia si è bloccata o andrà avanti?

Per fermarla devo fare tanta fisioterapia e massaggi.

E?

E sono pigra. Mi curo più dell’aspetto psicologico, meno di quello fisico. Forse anche per la mia formazione.

Che studi hai fatto?

Diplomata al liceo linguistico, qualche anno di Giurisprudenza, poi un master in Counseling ad Alessandria.

Perdona l’ignoranza, che cosa fai dopo questo master?

Sono Counselor, un operatore del benessere che lavora sul potenziamento delle risorse della persona.

Una sorta di psicologa?

Lo psicologo lavora di più sulla patologia, noi aiutiamo le persone ad esprimere ciò che sono.

Da quando sono arrivato a casa tua vorrei essere gentile ma ho paura di invadere la tua sfera. A una donna normalmente versi l’acqua e porgi il bicchiere, con te sono impacciato, temo di sbagliare approccio.

Perché non sei abituato a rapportarti con una persona disabile. Ma stai tranquillo. Fino a qualche tempo fa mi arrabbiavo se una persona era troppo appiccicosa, troppo distante, o non sapeva come relazionarsi. Poi ho capito che anche io per paura di far male o di essere fraintesa mi comportavo in modo diverso da come avrei voluto. Oggi preferisco essere semplicemente me stessa.

Handicap, che parola è? Offensiva?

Preferisco essere definita persona con disabilità. Prima di tutto c’è la persona, con i suoi desideri, i suoi bisogni, la sua vita. E dopo, con un determinato problema.

Che persona sei?

Io sono Franci. In passato quando chiamavo per esempio in università, mi presentavo: sono Francesca Penno, e per farmi identificare dicevo la ragazza in carrozzina. Poi al master, un bel giorno, ho telefonato a una mia docente: sono Francesca, quella bionda.

Chi è Franci? 

Una persona con tanta energia e anche tante paure. Metto il cuore in tutto quello che faccio, e quando voglio

qualcosa ci provo fino all’ultimo.

E con quali difetti?

A volte sono troppo ansiosa, per esempio in questo periodo. Ho i miei momenti in cui sono arrabbiata con il mondo, e mi capita di prendermela con gli altri perché non mi capiscono. Ma alla fine la prima cosa da chiedersi è questa: io cosa faccio per gli altri?

La tua femminilità, la tua sessualità, perché parlarne è tabu?

Per chi è tabù?

Per tutti.

Io vivo la mia vita. E nella mia vita c’è anche la sessualità. Come nella tua vita, in quella di mia madre, mio padre e di tutti gli essere viventi.

Forse ho capito, continua.

Io sono qui, con la mia vita, i miei bisogni, i pensieri, i desideri, le voglie. Non c’è nulla di diverso dai tuoi. A parte, nel caso specifico, la diversità di genere. Le uniche differenze sono di natura pratica.

Cioè?

Da sola non riesco a spogliarmi. Se devo mettermi a letto ho bisogno che qualcuno mi aiuti. Se devo togliermi pantaloni, mutande e reggiseno mi serve una mano. Poi è la stessa cosa. Fra l’altro, per fortuna, la mia disabilità non mi toglie sensibilità, quindi…

Sei fidanzata?

Sono stata sette anni con un ragazzo senegalese.

Quando è finita?

L’anno scorso. Io ero vista come la disabile e lui come il badante che mi portava a fare la passeggiata. Siamo andati in vacanza al mare in Liguria e gli hanno chiesto se era il mio babysitter. Lui ha detto che era mio marito e allora tutti hanno iniziato a chiamarmi signora.

Tu disabile, lui nero.

Io disabile, quindi l’angioletto, lui nero…E vai con le leggende. Alla fine c’era tanto amore e una vita e una sessualità normale, bella, piacevole.

Ti guardi allo specchio?

Certo.

Cosa ti piace di te?

Amo i miei capelli. Tagliarli è da sempre una sofferenza atroce.

Sotto i tuoi capelli cosa vedi?

Pausa.

Ti parlo molto francamente, come non ho mai fatto neppure con la mia più cara amica.

Grazie per la fiducia.

La cosa che più mi mette a disagio con gli uomini non è la carrozzina.

Cosa?

Il fatto di spogliarmi. Mi vergogno, ho avuto una operazione alla schiena per la scoliosi. E c’è una parte di me che odio.

Quale?

Il seno. Da una parte è più piccolo. Non credo si noti molto. Ma è così che mi vedo.

Quando un ragazzo ti piace come ti poni?

Per facilitare l’approccio uso la carrozzina manuale, è vista in maniera diversa, non so perché ma è così.

E l’abbigliamento?

Vesto sportiva, comoda, con abiti che non segnino troppo i difetti, jeans, look hippy, zingaresco, d’estate con le treccine fatte dalla mia amica senegalese.

Vanità?

Mi piace truccarmi, amo gli orecchini, ne ho cinquanta paia.

Il primo bacio?

A sedici anni, con un ragazzo di cui non ero innamorata. È stata una sfida, finalmente avevo una persona a cui piacevo. E tra le amiche ero tra le prime ad avere il fidanzato.

Cosa ti portavi dietro?

Insicurezza, rabbia. Per un paio di anni sono stata incazzata con il mondo. Andavo in giro con le amiche,  che venivano guardate. Oppure incrociavamo qualcuno, una coppia, e partivano i commenti: guarda lui che bel ragazzo, sta con una che è un cesso. Io marcivo dentro.

Pensavo: alla fine rimarrò sola. Avevo paura di restare sola.

Quindi con il primo ragazzo è stata quasi una rivalsa.

Il fatto che lui fosse molto innamorato mi faceva sentire potente. Io gli volevo un gran bene, però alla fine era un rapporto un po’ malato, perché giocavo troppo con queste cose. Lui si era fatto tatuare l’iniziale del mio nome. E invece io ero fiera di essere stata quella che lasciava e non veniva lasciata.

La prima volta è stata con lui?

Sì, dopo qualche mese. Ma non ho ricordi particolari.

Siamo stati insieme per tre anni. Poi ho avuto qualche storia, un po’ di ragazzi a cui piacevo. Alcuni li ho fatti allontanare.

Perché?

Sono troppo gelosa, e non va bene.

Hai avuto grosse delusioni in amore?

Questa appena finita. Devastante. Sono arrivata quasi al punto di desiderare di morire. Dopo sette anni insieme, lui è andato in vacanza in Senegal e ha deciso di tornarci per sempre. Per me lui è stata la persona più importante della mia vita, dopo i miei genitori, e saperlo felice è la sola cosa che conta.

Nel tuo futuro cosa vedi? Famiglia, figli? Puoi avere dei figli?

Sì, non è semplice, ma non impossibile. Dovrei stare a letto per tutta la gravidanza. E può portare a un peggioramento della malattia.

Un rischio che vuoi correre?

Fino a poco tempo fa sì. Oggi non lo so, ci sono tanti bambini soli che soffrono e che non hanno una famiglia.

Che mamma sarai?

Una mamma che cercherà di trasmettere la voglia di lottare per i propri sogni.

Che cosa sogni la notte?

Sogno tantissimo, qualsiasi cosa. Quando vado a dormire dico: chissà che film mi farò questa notte.

Me ne dici solo uno? Il primo che ti viene in mente.

L’incontro con Fernando Alonso, che mi fa salire in macchina con lui. Sono appassionata di formula uno.

Sei in carrozzina?

Senza carrozzina.

Che cosa significa?

Significa che mi vedo così, che mi sento così.

Che vorresti essere così?

Non lo so. Non riesco a immaginarmi senza carrozzina. Avrei paura. Sono cresciuta così, ho sempre vissuto così.

Le tue parole mi mettono i brividi.

Se qualcuno mi dicesse, tieni una pastiglia, prendila e camminerai, per me sarebbe uno shock. Non posso dirti che non la prenderei, non lo so. Faccio fatica a pensarlo.

La carrozzina a volte mi fa sentire soffocata, altre volte mi dico: meno male. Se non avessi avuto la carrozzina non so chi sarei stata… Forse non sarei qua.

E dove saresti?

Nei sogni a occhi aperti mi vedo su un treno che parte all’avventura in giro per il mondo.

Tu fai parte di un comitato che si batte per l’introduzione della figura dell’assistente sessuale per i disabili. Che cos’è esattamente un assistente sessuale?

È una figura professionale, presente in molti paesi europei, che aiuta una persona con disabilità a vivere il proprio corpo e soddisfare i propri bisogni.

In cosa è diverso da un gigolo o una prostituta?

L’assistente non ha rapporti completi, non ci sono baci. Aiuta in modo professionale a soddisfare un bisogno fisico.

Sessuale.

Ci sono ragazzi con disabilità che non riescono a muoversi.

Non riescono a masturbarsi.

Anche le donne hanno lo stesso problema.

E come fa una persona disabile?

Durante uno dei nostri incontri, una mamma dietro le quinte ci ha raccontato di aver aiutato il figlio.

 

L’assistente sessuale per non essere costretti a tanto.

Tanto rispetto nei confronti di questa madre, e del figlio. Ma vivi già una situazione complicata, e per soddisfare un bisogno naturale ti devi pure mettere in contesti imbarazzanti, spiacevoli. Non è giusto.

Tu hai mai fatto ricorso all’assistente sessuale?

No, ho sempre avuto la possibilità di soddisfare i miei bisogni.

Faresti ricorso?

Perché no?

Per esempio, adesso che non sei fidanzata.

In certi momenti non è facile.

Tu per fortuna puoi ricorrere alla masturbazione.

Esatto. Ma c’è chi è meno fortunato di me.

Cosa mi devo portare da questo incontro? Di cosa devo far tesoro?

Mi hai trasmesso la fiducia per mettermi a nudo e dire certe cose. Quello che ti vorrei lasciare è un momento di crescita reciproca.

 

Post Scriptum

Mentre Francesca posa per le foto di questo servizio la mamma, sindaco del paese si Felizzano, duemila abitanti in provincia di Alessandria, mi racconta di quel giorno in cui prese prese la figlia di sei anni sulle ginocchia per dirle più o meno questo: Francesca, non potrai più camminare. Risposta: Pace, con leggero movimento della spalla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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