Quando il pacco bomba invece esplose

 

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Il tenente colonnello Alessandro Albamonte ha aperto un pacco bomba, è rimasto gravemente ferito ma è voluto tornare alla sua divisa dopo due anni. «Più forte di prima»

Le sue parole hanno l’effetto di un defibrillatore sulla tua mente connessa al mondo 2.0 e sconnessa dal mondo degli uomini e dei sentimenti: «In questi lunghi mesi sono sempre stato molto sereno, perché appartengo a un gruppo che non lascia mai indietro nessuno». Il suo nome, Alessandro Albamonte, dice poco o nulla fuori dalla cerchia di amici, parenti, colleghi. La sua vicenda invece è rimasta impressa nella mente di tutti gli italiani. È il 31 marzo 2011: un pacco bomba viene recapitato alla caserma Ruspoli, sede del comando brigata paracadutisti Folgore di Livorno. L’ordigno, rivendicato dagli anarchici, esplode tra le mani del capo di stato maggiore, il tenente colonnello Albamonte. La
notizia finisce su tutti i notiziari.

Albamonte non è un soldato qualsiasi. Ha 41 anni, è pieno di stelle e medaglie, giovane e in carriera, forte leadership conquistata sul campo nei teatri di guerra, le ultime in Afghanistan. Cade su una banale busta finita sulla sua scrivania. Ma si rialza e il 1°
gennaio di quest’anno ha infilato la tuta mimetica, l’immancabile basco rosso ed è tornato in caserma.
Che ricordi ha di quel giorno?
La mattina avevo fatto un lancio. Giornata di sole fantastica, ricordo la sensazione di serenità e pace. Dovevo tornare in volo, ma mi hanno chiamato per due appuntamenti in ufficio.
Ha voglia di raccontare a «Panorama» com’è andata?
Ero al telefono con mia moglie nell’ufficio del comandante, gli ho passato il cellulare e mentre loro parlavano mi sono spostato alla mia scrivania. Ho aperto la busta. Mia moglie ha sentito tutto in diretta, era al quinto mese di gravidanza. Per me è stato subito
buio. Non sentivo dolore, l’adrenalina è un sedativo naturale.
Che danni ha riportato?
Ho perso l’occhio sinistro, mi rimane 1 decimo in quello destro. Ho perso 4 dita, mi hanno ricostruito il pollice della mano destra. Mi manca il 30 per cento dell’udito.
Come ha fatto a restare a galla?
Mi sono aggrappato a mia moglie e alla mia famiglia. Se non avessi investito tanto sui rapporti personali, anche con amici e colleghi, oggi non sarei qui. Ho imparato molte cose nell’approccio alla vita di tutti i giorni. Oggi ho un migliore equilibrio nel servire patria, società e famiglia.
Patria, società, famiglia: nell’ordine?
Mia moglie da sempre dice che ho un’amante: la brigata Folgore.
Uno come lei, che balla sopra le mine in Afghanistan, si becca una bomba al riparo della scrivania in ufficio. Cos’è, sfortuna?
Sono un uomo fortunato. Ho la mia famiglia e sono di nuovo qui, con la mia uniforme. La storia della Folgore è fatta di sudore e sangue, un parà sa che non rimarrà mai solo.
Qual è la cosa più importante che le hanno insegnato?
La Folgore mi ha dato coscienza dei miei limiti. E un uomo che prende coscienza dei limiti è un uomo migliore. Il muscolo più importante è la mente, la forza d’animo, il carattere, non il bicipite

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