Ricevo e pubblico lettera di Roberta Sacchi

sacchi

Carissimo Carmelo,

non so se un giornalista ha bisogno di solidarietà.  Se così fosse non mi rassicura, anzi mi sconcerta, e per certi versi mi impaurisce.

So bene, infatti, che la storia ci consegna una lunga schiera di intellettuali invisi al potere mediocre, arsi un tempo al rogo delle fiamme vive, oggi sulla graticola mediatica. Per questo ho paura.

Pochi giorni dopo la tua ormai celebre analisi dei recenti fatti di Perugia sono anch’io, nel mio piccolo, caduta nella tua stessa “presunzione”. O direi, per amore di Pasolini, nel rifiuto dell’orrore dell’omologazione. E aggiungo (ma questo ti sarà chiaro dopo) nella passione per ciò che tu chiami onestà intellettuale ed io, che amo il latino, educazione.

Lasciami perciò raccontarti l’episodio quale premessa per ciò che voglio dirti.

Anch’io, dicevo, pochi giorni dopo il tuo intervento a La Vita in Diretta, sono stata chiamata a esprimermi su quel fatto di sangue. Prima del mio intervento è stata trasmessa l’intervista rilasciata dal padre di Alessandro Polizzi alla giornalista. “Alessandro non era un violento” – dice “un coccolone, amante della famiglia. Gran lavoratore”. Poi è la volta del suo avvocato, anzi, peggio, della sua avvocatessa. In collegamento dall’esterno della sede della Polizia Scientifica di Roma precisa che Alessandro era un gran bravo ragazzo.

Mentre va in onda il filmato, chiedo a Marco Liorni la parola. Per chi legge questo mio scritto e non mi conosce premetto che narrare fatti di sangue non è il mio mestiere. Non sono un cronista (di fianco a me c’è già Luciano Tancredi e Federica Angeli, giornalista di Repubblica). Sono una psicologa e criminologa. Il mio maestro, prof. Bruno, tra le tante altre cose, mi ha insegnato che i criminologi non raccolgono tracce di sangue con i tamponi ma fanno analisi della devianza e del crimine. Prima, durante e dopo. Dichiaro con molta fermezza che spedire una persona all’ospedale, massacrato di botte, nella mia scienza si chiama violenza. Dichiaro che farlo per più di una volta significa trovarsi di fronte ad un violento. Non è una mia opinione (d’altro canto non sono un’opinionista) perché è la legge a supportare le mie affermazioni. La violenza è punita dalla legge, per legge. Trattasi, infatti, nel caso specifico, di lesioni. Reiterate.

Respiro il silenzio dello studio. La gente scoppia in un lungo applauso spontaneo. Marco è in difficoltà. Fa un gesto con la mano per fermare l’applauso che intanto continua a scrosciare. Dice che “Alessandro ha difeso la fidanzata, per di più una sola volta”. Che possiamo parlare di un solo comportamento violento. E che “poi è un ragazzo che non c’è più…”. Sia chiaro, stimo Marco Liorni. È un conduttore equilibrato, serio, sempre preparato. Intanto penso.

Penso, tra me e me, che neanche una persona equilibrata, seria e preparata sfugge all’ipocrisia sul morto, secondo cui la sola condizione del morire cancella d’un fiato le ignominie della vita.

Di qui in poi i miei pensieri scorrono a fiumi, in pochi attimi. Penso, tra me e me, che è stato così anche in casa mia, per i miei nonni, che ora tutti i miei familiari amano e celebrano da morti, e che hanno profondamente insultato e odiato da vivi. Anche loro non sfuggono a questa ipocrisia. Per coerenza, o presunzione, anche in casa mia ho provato a fare questa battaglia (faccio pur sempre la psicologa, accidenti).

Come per i miei nonni, per Alessandro Polizzi penso, tra me e me, che tra colpa e responsabilità c’è differenza. E che capire bene questa differenza fa la differenza tra amare/odiare e conoscere/comprendere. Al limite, tra indulgere religiosamente e perdonare laicamente.

Sempre tra me e me penso a mio figlio che mi sta guardando. Lui sì, penso, è un bravo ragazzo. Anche lui ha vent’anni, una fidanzatina, i suoi amici per lui sono importanti ha un profilo Facebook.  Un profilo, però, dove l’immagine di sfondo non è un energumeno rasato, tatuato, di spalle, in un dichiarato atto di sfida verso un cordone di celerini come quello di Polizzi. L’immagine che mio figlio ha scelto per il suo profilo Facebook è il suo faccione con la linguaccia rivolta agli amici sulla spiaggia di Ostia. Loro, sullo sfondo della foto, ridono. Non ha piercing sulla lingua. Ha una paura folle degli aghi.

Sulla bacheca Facebook di mio figlio ci sono anche le foto della sua fidanzatina. Vent’anni anche lei. Come Julia Tosti. Meno bella, per carità. Abita in quartiere di Roma periferico, molto problematico, come Ponte San Giovanni a Perugia. Anche nel suo quartiere, come a Ponte San Giovanni, scorrono fiumi di droga e di sballo. Solo che lei non rientra alle 5 del mattino. Non si esibisce su Facebook in pose seduttive e allusive in mezzo a due maschietti che le sfiorano chi la coscia chi il seno.

Nella bacheca Facebook di mio figlio e della sua fidanzata le foto pubblicate non sono state scattate in discoteca con i calici di birra in mano. I loro occhi non sono rossi né lucidi né gonfi. Sono state scattate al mare, di fronte al Colosseo, sui prati di Tor Vergata, e nel loro ultimo viaggio “romantico” di due giorni a Parigi. Pagato con i loro soldi, racimolati facendo due mesi invernali di volantinaggio. E non perché mi manca da dargli trecento euro.

Assordata da questi pensieri torno, presente a me stessa, in studio. Riprendo il discorso e affermo che per difendersi dalle aggressioni ci sono le forze dell’ordine, quelle forze dell’ordine su cui tanto sia ama puntare il dito quando commettono il più piccolo errore. E penso, penso ancora. Penso che menare le mani, anche una sola volta, non ti esime dal poter essere definito violento. Penso che anche la legge non distingue, perché se meni le mani anche una sola volta la legge ti persegue comunque. Penso che se vale l’equazione picchio una sola volta perciò non sono violento vale anche l’equazione uccido una sola volta quindi non sono un assassino. Poi c’è la pausa pubblicità.

Marco si avvicina. C’è una famiglia nel dolore. “Capisco”, gli dico. Non capisco, però, perché non si pensi alle tante famiglie come la mia che provano dolore quando si lascia passare che un ragazzo è un bravo ragazzo solo perché è morto, anche se poi ha mandato all’ospedale un altro per difendere (!) la sua ragazza. Non capisco, però, perché, non si pensi alle tante famiglie come la mia, o come quelle di quei signori che applaudono, dove la sera, quando sei stanco, stanco morto, devi portare (non spiegare, attenzione) tuo figlio a pensare, ragionare, scegliere. Non capisco perché non si debbano difendere quei bravi ragazzi solo perché non sono morti.

Ti chiedo scusa se ti ho fatto perdere tempo nella lettura di questa cronistoria, banale e personale cronistoria. Ma era necessaria per ciò che volevo realmente dirti.

Il mio lavoro mi porta da dieci anni nelle scuole di tutta Italia per parlare di pedofilia, bullismo, sicurezza, legalità. Ho incontrato più di 10.000 ragazzi delle elementari, delle medie, delle superiori. Quello che sto vedendo è inenarrabile, almeno non in questa sede. Ma posso riassumerlo prendendo in prestito l’ironia di Vasco Rossi quando si chiede cosa succede, cosa succede in città. Lui, riuscendo a tradurre le nostre ipocrisie in due parole come solo i grandi geni sanno fare, risponde che sì, c’è qualcosa che non va, c’è confusione e maleducazione. Di queste 10.000 storie di “confusione” e “maleducazione” ne sto scrivendo un libro. Che forse rimarrà nella stretta cerchia degli invisi intellettuali. Per cui forse il Ministro della Pubblica Istruzione mi querelerà. Per cui forse il Ministro della Famiglia mi scomunicherà. Forse anch’io avrò bisogno di solidarietà e compassione. Magari come te, ora.

Ma più di tutto abbiamo bisogno di consapevolezza, noi ostinati e presuntuosi intellettuali. Il patto è con noi stessi. Al limite con i nostri figli.

Questa è la nostra droga.

E sono orgogliosa di essere tossicodipendente come te.

Ti abbraccio.

Roberta

 

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11 risposte a Ricevo e pubblico lettera di Roberta Sacchi

  1. Andrea Naselli scrive:

    Cara Roberta Sacchi cìè n’è fossero tossicodipendenti come te e Carmelo.. vivremmo di disuco in un mondo migliore…..

  2. Andrea Naselli scrive:

    c’è n’è fossero tossicodipendenti come te e Carmelo.. vivremmo di di sisuco in un mondo migliore…..

  3. Andrea Naselli scrive:

    cìè n’è fossero tossicodipendenti come te e Carmelo.. vivremmo di di sicuro in un mondo migliore…..

  4. Lorenzo Fortunati scrive:

    Una testimonianza viva e concreta fatta di scelte coerenti, è capace di stimolare la coscienza critica di un soggetto in formazione, lo esorta a prendere posizione, a farsi cittadino responsabile e corresponsabile, fornisce un modello.

    All’opposto, i grovigli di contraddizioni stimolano il cinismo, la deresponsabilizzazione, minano la fiducia in una società migliore. E’ da sciocchi ritenere che certi messaggi non passino, per quanto striscianti.

    Per questo ci fa bene ritrovarci nelle parole di Roberta Sacchi, per questo ci fa male la disonestà intellettuale scambiata per pietà.
    Esiste una dimensione privata da non confondere con quella pubblica, e una responsabilità dei media televisivi di fronte alla sua platea, specialmente nella sua parte più debole.

    Se i Liorni volevano evitare di ferire una famiglia, hanno scelto quella sbagliata. Se non avevano il coraggio di prendere posizione, potevano non parlarne.

  5. gennaro scrive:

    La percentuale di figli sballati, senza sani principi e cresciuti senza che ai padri separati sia data la possibilità di educarli e seguirli convenientemente, sta crescendo sempre di più.
    E’ ora di abbattere il luogo comune che le madri possano supplire alla figura paterna.
    Ormai i giudici sono assuefatti all’idea che l’uomo sia sempre e solo violento, sia se è vero, sia che non lo sia.
    Come sottolinea la dott.ssa Sacchi oggi è normale essere sballati, anomalo e retrogrado è chi è invece normale.
    “un padre separato senza pane”

  6. Manuela scrive:

    Condivido al 100% le parole di Roberta Sacchi. Vorrei anche sottolineare che abbiamo politici che fanno quello che vogliono e sembrano non dover risponderne a nessuno, mentre abbiamo professionisti che se esprimono opinioni giuste sembra debbano risponderne a tutti . Rammentiamo inoltre che avere il coraggio, uscendo da un omologazione ormai diffusa ,di esprimere opinioni così forti ma corrette non e’ da poco . Sarebbe il caso ascoltare queste persone , questi professionisti, ……sarebbe il caso non omologarsi ed insegnarlo ai nostri figli, insegnare loro ad aver coraggio anche dicendo loro di no…
    Personalmente mi piacerebbe anche che chi lavora nel mondo mediatico comprendesse che in generale la gente che ragiona esiste e come si puo’ dire….. Non siamo tutti dei cretini …. … Se certe persone non hanno coraggio di prendere posizioni , farebbero meglio, come giustamente ha scritto qualcuno prima di me , a non parlare e far parlare chi invece coraggio e testa ne ha.

  7. Carmelo Abbate scrive:

    Grazie per i vostri commenti, cara Manuela quello che tu scrivi è ciò che mi guida nel mio lavoro. e penso che noi giornalisti siamo pagati proprio per questo. il nostro datore di lavoro è il pubblico, che attraverso l’editore ci paga per essere corretti e professionali. E si può anche sbagliare, purché in buona fede. Quanto alla gente che ci ascolta, è proprio vero: qualcuno forse pensa che siano dei cretini. Io no. Grazie ti abbraccio carmelo

  8. Francesco polizzi scrive:

    Vorrei rispondere a questa lettera direttamente a Roberta sacchi.
    Credo che lei sia andata fuori tema e abbia mancato di rispetto alla mia famiglia facendo. paragoni stupidi con suo figlio dato che io ragazzo di 17 anni amo andarmi a divertire e anche tornare alle 5 di mattina puntualizzando che non mi drogo non fumo non ho piercing ne tatuaggi vado a scuola regolarmente e faccio sport. Nessuno tanto meno mio fratello puo essere giudicato dell’immagine di copertina o dalle foto pubblicate su facebook, credo che lei non conoscendo la brava persona che era scrivendo questa sua lettera si sia messa al pari livello delle persone che criticano senza conoscere la. verità. Le persone vanno vissute per poter dare una giusta definizione del loro essere, in tutto questo la invito ad avere un confronto diretto e non tramite internet cosi da farle capire perchè molti dicono che Alessandro non era un violento ma una brava persona. Francesco Polizzi

  9. GABRIELLA scrive:

    La stessa psicologacriminologa Sacchi sempre alla vita in diretta ha dichiarato, nel tentativo maldestro e rozzo di accreditare una difesa, che Misseri potrebbe avere ucciso a seguito di epilessia, scatenando un allarme sociale ingiustificato oltre che le vibrate e giuste proteste dell’associazione LICE.
    Simil dichiarazione, oltre che destituita di qualsivoglia supporto scientifico, non è ammissibile : la diagnosi e cura di tale patologia è di esclusiva competenza neurologica, quindi atto medico, e limita alla psicologia l’esclusivo supporto colloquiale.
    La Sacchi poi conclude con un ” noi (?) ostinati e presuntuosi intellettuali” . Sic sic sic !
    Sul presuntuoso sono d’accordo….ma non accorpi alla sua autoreferenzialità il giornalista che mi ospita : trattasi di persona moderata, accorta e per nulla presuntuosa.
    Un ultima nota : macchisseneimporta del figlio della Sacchi e della sua fidanzatina ….oltretutto i casi personali non fanno certamente accademia.
    Ringrazio il Dr. Carmelo Abbate e saluto

  10. Roberta Sacchi scrive:

    Gentile sig.ra Gabriella,
    prima di entrare nel merito intendo scusarmi con Carmelo per approfittare del suo spazio, per di più intervenendo su una questione che nulla a che vedere con il tema della mia lettera a Carmelo e con i commenti dei lettori (che ringrazio). Ma sa, a volte è necessario porsi al livello dell’interlocutore…

    Le anticipo che non intendo replicare nel metodo alla sua missiva poiché da una parte non è mio costume offendere e insultare, nemmeno sottilmente: se qualcuno non mi piace lo ignoro (è pieno di persone interessanti); se di qualcosa non mi frega non leggo e basta, figuriamoci se commento!
    Nel merito lascio che sia l’Ordine degli Psicologi del Lazio a replicare. Si tratta delle motivazioni con cui l’Ordine ha archiviato la obbligatoria procedura disciplinare aperta a mio carico dopo le zelanti segnalazioni di qualche “vibrante” passionario, istigato da qualche animosa mia collega (che forse sul tema ha qualche scheletro nell’armadio, o forse ritiene tra gli scienziati – magari quelli che vanno in TV! – sia in corso una gara al primato, o forse è solo affetta da qualche psicopatologia); tutto ciò a seguito delle mie parole a La Vita in Diretta da Lei richiamate nel post.

    Una sola preghiera, sig.ra Gabriella: legga bene il testo che trascrivo sotto, poiché comprendo (fino a un certo punto) che parole dette alla TV posso sfuggire alla immediata comprensione. Ma fraintendere un testo scritto sarebbe più grave.

    Ed ecco le motivazioni:
    “Con distinti atti pervenuti il 24 aprile, l’8 ed il 9 maggio 2013 la dott.a (omissis), il dott. (omissis), il presidente (omissis) ed il dott. (omissis) hanno segnalato che la dott.a Roberta Sacchi, partecipando il 18 aprile 2013 alla trasmissione “La Vita in Diretta” sul tema del delitto di Avetrana (uccisione di Sarh Scazzi), aveva espresso valutazioni in ordine alla personalità dell’imputato Michele Misseri, ipotizzando, tra l’altro, che il delitto potesse essere stato da lui commesso nel corso di una crisi epilettica. All’intervento della dott.a Sacchi, ritenuto lesivo della personalità dei soggetti affetti da epilessia, erano seguite contestazioni da parte della FIE con ripercussioni anche sulla stampa.

    Ricevute le comunicazioni di rito e comparsa dinanzi alla Commissione, la dott.a Sacchi ha dedotto di non aver mai inteso affermare che il Misseri fosse affetto da epilessia o che i soggetti epilettici presentino per tale loro condizione note di pericolosità; e si è rammaricata che il suo intervento, inteso a sottolineare sinteticamente la opportunità di sottoporre il Misseri ad accertamento psichiatrico, fosse stato interpretato ben al di là della obiettiva portata delle sue parole e, comunque, prescindendo dal contesto in cui le aveva pronunziate. All’esito dell’indagine preliminare la Commissione ha ritenuto di dover proporre al Consiglio dell’Ordine l’avvio del procedimento disciplinare.

    Comparsa dinanzi al Consiglio nella seduta del 15 settembre 2014, la dott.a Sacchi ha rinnovato le sue difese con il supporto di documentazione in ordine alla sua preparazione professionale ed allo stato della criminologia in tema di delitti commessi da soggetti affetti da epilessia. Il Consiglio, presa diretta visione della registrazione dell’intervento de quo, con voti all’unanimità dei presenti, ha deliberato di concludere il procedimento senza applicazione di sanzione, essendo risultati infondati gli addebiti.

    La registrazione dell’intervento della dott.a Sacchi evidenzia, infatti, che le sue parole, concernenti la astratta possibilità che il Misseri avesse ucciso nel corso di una crisi epilettica, avevano un preciso significato in relazione al contesto; la dott.a Sacchi, infatti, facendo riferimento a taluni dati di fatto noti, sosteneva la opportunità che il Misseri fosse sottoposto ad accertamenti peritali, essendo comunque possibile che non fosse in grado di ricordare le proprie azioni e che la responsabilità, sempre che fosse l’autore del fatto, potesse essere esclusa o diminuita a causa di una infermità che, sulla base di taluni sintomi, poteva essere l’epilessia. In questa sede la dott.a Sacchi ha fatto riferimento alla letteratura scientifica sul tema, con ampi richiami bibliografici, ed alla propria preparazione specifica come criminologa e psicologa forense; ed ha documentato la violenza e la irragionevolezza degli attacchi subiti sul web a causa del suo intervento, in ragione dei quali aveva ritenuto inutile e dannoso sollecitare occasioni di pubblico chiarimento sul significato e sui limiti delle sue affermazioni del 18 aprile 2013: occasioni di chiarimento che si sarebbero prevedibilmente rivelate occasioni di ulteriore innalzamento del livello della polemica in atto.

    È da escludere in punto di fatto, alla stregua delle espressioni da lei usate nel suo intervento TV, che la dott.a Sacchi abbia effettuato una “diagnosi”, sia pure meramente probabilistica, del disturbo del Misseri: si è limitata ad esprimere una opinione nel senso che i dati sintomatici evidenziavano uno stato non del tutto normale dell’imputato, meritevole di approfondimento con particolare riguardo alla possibilità che, ove epilettico, la sua capacità di volere e la sua capacità di ricordare quanto agito ne fosse grandemente compromessa; e tale opinione ha espresso in forma contenuta, nei limiti del pubblico interesse per la vicenda criminosa. Le scomposte reazioni così suscitate, comprensibili sotto un profilo umano, non erano e non sono giustificate dalla passionale estrazione di qualche parola dal contesto, nel quale nessuna valenza offensiva avevano per gli infelici affetti da epilessia, in nessun modo potendo essendo essere interpretate nel senso che l’epilessia sarebbe un fattore di pericolosità sociale; né, d’altra parte, si poteva esigere che la dott.a Sacchi, dopo aver risposto in forma privata, cortesemente e con chiarezza, alle prime contestazioni ricevute, si esponesse ulteriormente in pubblico confronto, dopo che la violenta polemica e gli insulti abbondantemente ricevuti via e-mail avevano evidenziato la assoluta inutilità di un dialogo con i suoi contestatori.

    Per tali motivi il Consiglio ha deliberato di concludere il procedimento disciplinare senza irrogare alcuna sanzione nei confronti della dott.a Roberta Sacchi ai sensi dell’art. 11 comma 3 del Regolamento Disciplinare”.

    La ringrazio in anticipo, sig.ra Gabriella, per l’attenta lettura.
    E ringrazio Carmelo per lo spazio di confronto che lascia aperto.

  11. carmelo abbate scrive:

    cari miei la testimonianza di misseri che accusa la figlia è stata estorta…..domanda…..sentiamo tutti su internet la prima confessione dove accusa se stesso…magicamente spariscono proprio quelle in discussione,,,,bel lavoro roberta bruzzone e avvocato galoppa….grande il ciudice buccoliero….non solo ritratta misseri ma modificano la prima testimonianza ben 150 testimoni a cominciare dalla madre della vittima che a caldo denuncia ,,,erano le 14 ,30…dopodiché diventano le 13 ,45 ..segue la badante pantir,,idem,,segue la psicologa del carcere ,segue il teste antonio petarra segue il teste il fioraio buccolieri segue…..segue l anima delli mortacci vostri

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