Lo strano caso dei leasing a prezzi di saldo – La mia inchiesta di Ottobre su Panorama

Prima un’interrogazione parlamentare. Poi alcuni dettagliatissimi esposti. Che accusano la Ubi banca di avere acquistato uno yacht e un jet, e di averli ceduti a prezzi molto più bassi del loro effettivo valore. Così oggi tre procure indagano su una serie di operazioni e su un sospetto intreccio di nomi e di società. Ma anche la Banca d’Italia apre un’ispezione. Che accerta «comportamenti illegittimi», controlli lacunosi e «potenziali conflitti d’interesse».

sede-centrale-di-Ubi-Banca

Le indagini sono tre: separate ma intrecciate. A condurle sono le procure di Bergamo, Pisa, Milano. Al centro ci sono alcune operazioni commerciali, soprattutto nel settore del leasing, dell’Unione di banche italiane, terzo gruppo creditizio del Paese. Sul quale ha acceso i riflettori anche la Banca d’Italia, che ha avviato un’ispezione e un procedimento formale per violazioni del Testo unico bancario.

Il cortocircuito investigativo origina da alcuni esposti presentati nei mesi scorsi ai magistrati da più soggetti, non legati tra loro: tutti denunciano presunte truffe ai danni della Ubi leasing e dei suoi azionisti. Uno degli autori delle denunce è Elio Lannutti, senatore dell’Idv e presidente dell’Adusbef (Associazione per la difesa degli utenti di servizi bancari e finanziari). Lannutti prima ha presentato un’interrogazione al ministero delle Finanze, nel novembre scorso, poi un esposto alla Procura di Milano. La denuncia segnala che uno yacht di 36 metri, pagato dalla banca 12 milioni di euro, sarebbe stato ceduto per 3,5 milioni a soggetti vicini agli amministratori, sebbene fossero pervenute proposte di acquisto per 6 milioni. Altri dubbi riguarderebbero l’aereo di Lele Mora, acquistato per 1,8 milioni di dollari e ceduto a una società del Delaware, paradiso fiscale americano, a 60 mila euro.

Le indagini sono ancora in corso e le accuse sono tutte da dimostrare. Interpellata da Panorama, la Ubi banca si limita a rispondere che «non risultano procedimenti a carico di Ubi leasing da parte di alcuna procura». Anche i pm non si sbottonano su eventuali indagati. Finora, di sicuro, carabinieri e fiamme gialle hanno perquisito uffici e abitazioni e sequestrato una vasta mole di documenti.

La prima vicenda finita sotto la lente degli inquirenti riguarda uno yacht modello Akhir 108, costruito dai Cantieri di Pisa, che Panorama è in grado di ricostruire in ogni passaggio. Tutto inizia nel dicembre 2009, quando la Ubi leasing compra la barca per 12 milioni, Iva compresa, e la dà in leasing a Massimo Crespi, imprenditore toscano del settore nautico. Nel luglio 2010 Crespi (un anno fa arrestato per frode fiscale) chiede il riscatto anticipato del bene, ma poi smette di pagare le rate. La Ubi lascia passare alcuni mesi, quindi risolve il contratto per insolvenza e riprende possesso della barca. Siamo nel febbraio 2011. La banca commissiona una perizia allo Studio tecnico navale di Viareggio: i due periti Marcello Porciani e Nicola Bartolini valutano la barca 6 milioni di euro.

Nelle carte raccolte dagli inquirenti spunta a questo punto Giampiero Pesenti, presidente e amministratore delegato dell’I- talmobiliare, che controlla l’Italcementi, e consigliere di amministrazione di Pirelli, Mittel, Rcs quotidiani, Allianz. Il 21 febbraio 2011 Pesenti, con una lettera indirizzata a Emilio Zanetti, presidente dell’Ubi banca ma anche consigliere dell’Italcementi, caldeggia per la vendita dell’Akhir la figura di Alessandro Miele, che dice di conoscere «da molti anni». Miele, specifica Pesenti, ha una società di brokeraggio, «si interessa proprio alla vendita di imbarcazioni ritirate da società di leasing» e sarebbe interessato a parlare con i vertici dell’Ubi «per ottenere un mandato a vendere».

Zanetti gira la segnalazione di Pesenti a Renato Guerini, numero uno della Ubi leasing e vicepresidente dell’Italcementi. La curiosità degli inquirenti per questo intreccio fra i manager e le due società raddoppia quando scoprono che il 1° marzo l’incarico di vendita viene effettivamente affidato in esclusiva alla società Gloryacht, che fa capo alla moglie di Alessandro Miele.

Nei mesi successivi arrivano manifestazioni d’interesse all’acquisto, alcune per un importo di 6 milioni, ma non vengono prese in considerazione. E il 20 settembre 2011 la società Porto Mediceo di Livorno, di cui Miele è amministratore unico, presenta un’offerta di acquisto della barca per conto di un compratore: costui è disposto a pagare 3,5 milioni. Lo stesso giorno si riunisce il comitato crediti della Ubi leasing, che però non arriva a deliberare perché tra i presenti non si raggiunge un accordo. L’impasse viene superata il giorno dopo, nel comitato esecutivo della banca, che accetta la proposta di Miele.

L’atto di vendita viene redatto il 14 novembre 2011 in uno studio notarile di Livorno. Qui, finalmente, si palesa l’acquirente della barca: è la Tuscany charter, società di proprietà della Professional auditing. Suo amministratore unico è Silvia Lucchini, figlia di Italo Lucchini, un noto commercialista ber- gamasco. Costui è consigliere di sorveglianza della Ubi banca e, ancora una volta, compare nel consiglio d’amministrazione della Italcementi. Il prezzo di vendita dell’Akhir è quasi la metà di quello stabilito dalla perizia che sette mesi prima valutava lo yacht 6 milioni. Gli inquirenti hanno scoperto che il valore non è in linea neppure con il contratto di assicurazione stipulato con le Generali dopo la vendita alla Tuscany charter: la polizza copre un valore di 6 milioni. In tutto questo a Miele viene riconosciuta una commissione del 4 per cento, circa 140 mila euro, per la sua mediazione. Oggi la barca risulta intestata a un’azienda cipriota: la Vassiliko cement works public company ltd, una società a sua volta partecipata dalla Italcementi.

Quello della barca Akhir non è l’unico affare della Ubi leasing finito nel mirino degli inquirenti. Non sembra essere stato un grande business neppure l’aereo di Lele Mora, un Cessna 500 a reazione acquistato dall’ex agente dei vip tramite la Esa leasing, poi incorporata nella Ubi, per un prezzo di 1,8 milioni di dollari nel 2005. L’aereo è stato ritirato a Mora per insolvenza, è rimasto inutilizzato per un paio d’anni a Linate e nel 2012 è stato venduto per appena 60 mila euro a una società del Delaware. In questo caso, gli inquirenti vogliono capire chi possa nascondersi dietro l’azienda americana e quale ruolo abbia avuto Miele, nuovamente utilizzato come «mediatore» dalla Ubi.

Nei dossier presentati agli inquirenti si denuncia una serie di presunte irregolarità anche su altre imbarcazioni, naturalmente tutte da verificare. Quel che finora è certo, invece, è che la Banca d’Italia ha spedito i suoi ispettori negli uffici della Ubi banca dal 25 giugno al 17 ottobre 2012. Nel loro rapporto gli ispettori hanno rilevato «significative anomalie e comportamenti illegittimi» che hanno portato al «progressivo deteriora- mento del portafoglio». Gli uomini di Palazzo Koch scrivono che «il sistema dei controlli ha mostrato nel tempo ridotta attitudine a presidiare la regolarità operativa» non in grado di «cogliere le lacune del comparto creditizio». E hanno riscontrato «anomalie» nella vendita della barca Akhir, effettuata «in assenza di meccanismi competitivi e sulla base di criteri non sempre rilevabili». Nella relazione si legge anche che i servizi sono «accentrati in capo a un numero limitato di soggetti che svolgono contemporaneamente più ruoli, con potenziali conflitti di interesse».

Questa voce è stata pubblicata in Inchieste, Notizie, Rullo e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Lo strano caso dei leasing a prezzi di saldo – La mia inchiesta di Ottobre su Panorama

  1. Maurizio scrive:

    Scritto benissimo, ma quello che hanno fatto è uno schiffo !!!!!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *