Non sono un giudice, sono un testimone.

Sono un narratore che non si accontenta di rimanere in superficie. Scendo nelle viscere della società alla ricerca delle verità nascoste.

Mi soffermo sulle sfumature. Mi inoltro negli anfratti più profondi. Mi sporco le mani per scavare nel buco nero dell’umanità e provare a tirare fuori i sentimenti, quelli degli innocenti, ma anche quelli dei colpevoli. 

Mi sforzo di agire con il massimo rispetto per tutti. Rispetto per le vittime, ma anche per gli assassini. Cerco di non giudicare, mi concentro nell’arte del raccontare.

Libero la mia mente dai preconcetti, studio ogni dettaglio, vado alla ricerca di un filo logico. Anche quando la logica non c’è, anche quando c’è solo impulso e mai ragione.

I miei strumenti sono le parole. Il mio stile punta a essere asciutto.

Accompagno per mano il lettore dentro la storia, per non farlo sentire smarrito. Provo a togliere i paraocchi per offrire una panoramica completa, esaustiva, trasparente, onesta, diretta, a chi si mette in ascolto.

Credo nella cronaca nera come momento fondamentale di riflessione sociale, come importante strumento di crescita culturale.

Credo nella correttezza, nel rispetto e nell’umanità. Credo che la violenza non sia mai la soluzione. Credo nell’attenzione verso il prossimo. Credo nella professionalità e nell’integrità.

Agisco con umiltà.

Davanti a un caso di cronaca, parto dal presupposto che sto mettendo le mani nelle vite degli altri. Provo a farlo con garbo.

Dopo vent’anni passati a Panorama, ho sentito il bisogno di scendere, cambiare, percorrere strade nuove. Ho pensato che nella vita se non ti rispetti tu, nessuno ti potrà mai rispettare.

Ho fatto una scelta. Ho deciso di puntare su un nuovo progetto. L’ho fatto per Storie Nere.